Regionali 2017: Cancelleri, Di Maio e la sfida per Roma I complimenti a Musumeci? «Dovrei farli a Genovese»

«Innanzitutto sorridente». Si presenta così Giancarlo Cancelleri davanti ai giornalisti, dopo che lo scrutinio delle elezioni regionali ha ormai sancito la vittoria di Nello Musumeci. La conferenza stampa che si è tenuta poco dopo le 18.15 a Caltanissetta, città natale del candidato presidente, è tutto fuorché una resa. I toni dell’esponente pentastellato sono per certi aspetti ancora più accesi di quelli che hanno preceduto il voto. «Oggi è un giorno di festa. Il popolo siciliano ha mandato un messaggio all’Italia, finalmente qualcosa può cambiare. Dobbiamo rivolgere il nostro pensiero ai prossimi appuntamenti», dichiara Cancelleri.

Pochi secondi dopo arriva la prima stoccata al vincitore. Quel Nello Musumeci accusato sin dall’inizio della campagna elettorale di non riuscire a emanciparsi dalla presenza ingombrante dei cosiddetti impresentabili. «Qualcuno potrebbe chiedermi se ho chiamato il vincitore. Non l’ho chiamato e non lo chiamerò, altrimenti dovrei chiamare tutti i vincitori di questa competizione. Dai Genovese a Cuffaro», ha attaccato il pentastellato. Nelle parole di Cancelleri, che stando alle regole interne al Movimento 5 stelle dovrebbe essere all’ultimo mandato all’Ars, i rimandi ai presunti voti sporchi sono tanti: «Questa vittoria è contaminata», sottolinea. Ma c’è spazio anche per i propositi futuri. «Porteremo avanti il nostro programma e proveremo a fare approvare le nostre proposte dall’Ars», assicura Cancelleri suscitando più di un applauso. Il finale della conferenza stampa lo riserva ai ringraziamenti alla moglie, che ricambia salendo sul palco e abbracciandolo.

Subito dopo a commentare la giornata è Luigi Di Maio. Anche in questo caso le parole mandate al Paese sono forti e celano la delusione, che senz’altro serpeggerà tra quanti alla vigilia avevano creduto realmente alla possibilità che il M5s riuscisse da solo a sconfiggere la coalizione di centrodestra. «Andremo oltre il mezzo milione di voti – dice Di Maio -. Noi dobbiamo essere orgogliosi di una cosa: abbiamo il voto libero. Gli altri vincono grazie agli impresentabili, ai bambini prodigio che d’un tratto riescono ad avere 20mila voti (il riferimento è a Genovese jr, ndr). Credo che molti degli astenuti – prosegue il vicepresidente della Camera e candidato premier pentastellato – si pentiranno tra due o tre mesi. Penseranno che avrebbero potuto andare a votare per provare a cambiare». 

Di Maio poi allude alla rinuncia al confronto con Matteo Renzi. «La campagna elettorale inizia domani mattina con il volo che prenderò alle 6 per Roma – spiega -. Il nostro interlocutore nei prossimi mesi, però, non sarà né Renzi, né Berlusconi, né Salvini. Il nostro competitor è colui che crede che in questo Paese non si possano cambiare le cose. I nostri interlocutori dovranno essere i cittadini rassegnati». Per Di Maio, la percentuale ottenuta in Sicilia declinata su scala nazionale potrebbe portare al 40 per cento alle elezioni nazionali. «Siamo la prima forza politica di questo Paese, l’unica che è solida – ribadisce -. Da qui parte l’onda che ci può portare al governo». Il resto sono applausi. Come se in fondo si fosse vinto, come potrebbero prima o poi fare.


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