Quando a Marsala si va oltre il Marsala



Da Lilibeo, antica colonia cartaginese, sorse l’odierna città di Marsala che, a seguito della dominazione araba, prese il suo nome proprio dall’arabo Mars-Allah ovvero: il Porto di Dio. Un porto foriero di florido e proficuo commercio, simbolo del buon vino da secoli, insieme allo Stagnone e all’isola di Mozia rivendica l’identità di un territorio, dei suoi vitigni e della sua storia. 


Raccontando a un anglosassone di un vino rosso fermo, prodotto con uve Perricone di questa zona, non sarà difficile, e inusuale, sentirsi dire: “From Marsala? But is it the fortified wine?” 
Perché è vero, Marsala è sinonimo di vino liquoroso e/o fortificato. Ma questo non significa che tutto ciò che è prodotto a Marsala sia un Marsala. 
La città sorge lungo un fazzoletto di terra che dal Mar Mediterraneo guarda l’Africa, con un porto che racchiude tasselli di cultura, storia e tradizioni passate, a seguito di numerose guerre e dominazioni straniere. 

Durante i decenni scorsi, il Marsala Doc – prima denominazione di origine controllata della Sicilia, nel 1969 – dalle più variegate sfumature, a seconda dell’uva utilizzata, del metodo applicato e degli anni di invecchiamento, è riuscito a eclissare tutto ciò che ha portato alla sua creazione; nato per esigenze logistiche, e potremmo dire di somministrazione, dal commerciante inglese Woodhouse 
che, con scrupoloso lavoro da archeologo della storia vitivinicola ed enologica locale ante britannica, ha portato alla riscoperta di ciò che era è stato creato da uno dei pionieri di questo territorio, e non solo, Marco De Bartoli. 

Quello che è stato e quello che sarà del vino di Marsalalo lo ricostruiamo insieme a Gipi De Bartoli, erede di Marco insieme ai fratelli.

In principio era il perpetuum.
 Cosa lo distingue da quello che tutti conoscono come Marsala, e qual è il messaggio in ogni sorso del Vecchio Samperi? 
«Per noi il Vecchio Samperi rappresenta la vera tradizione vitivinicola del nostro territorio, quella più antica e autentica. 
È il vino Perpetuo che si produce a Marsala da secoli e che poi gli inglesi scoprirono nel 1773, ma a cui cambiarono i connotati aggiungendo alcol e mosti per motivi prettamente commerciali (alcol come conservante, mosto per renderlo più dolce). Mio padre, invece, volle rivalutare il vino più antico e tradizionale del territorio di Marsala, il Perpetuo, che chiamò Vecchio Samperi, in onore della contrada nella quale sorgono la nostra cantina e le nostre vigne di Grillo. Il Vecchio Samperi non è tecnicamente un Marsala Doc, perché non è fortificato (e il Marsala Doc lo deve essere). Lo invecchiamo come una volta, con il metodo storico del perpetuo, che consiste in un ringiovanimento di madri di vino vecchio, con un po’ di vino più giovane, ogni anno molto simile al metodo Soleras».



Marsala è conosciuta per il suo vino fortificato, che risonanza hanno invece gli altri vini di questa zona? 
«Sì, Marsala è sempre stata conosciuta per il Marsala vino liquoroso, solo da qualche anno, invece, si prendono in considerazione anche altri vini prodotti da vitigni autoctoni, soprattutto il Grillo che, da qualche anno, è di grande risonanza, ma in passato, e per un lungo periodo, non lo è stato. Noi lavoriamo da 40 anni per far conoscere i territori di Marsala e Pantelleria per i loro vini storici (rispettivamente perpetuo e passito) ma anche i vini nati da sperimentazioni di diverse vinificazioni. Voglio ricordare che mio padre Marco fu il primo a vinificare lo zibibbo secco nel 1989 (Pietrenera) e il grillo in versione non ossidativa nel 1990 (Grappoli del Grillo). Non è stato facile per lui essere pioniere».


Qual è il vitigno che più vi rappresenta? E In che termini enoici possono crescere gli autoctoni di Marsala?
«A Marsala sicuramente ci rappresenta il Grillo. 
Un vitigno che abbiamo sempre amato e su cui abbiamo sempre puntato, consapevoli della sua versatilità e potenzialità. 
Quasi tutta la nostra produzione è da uve Grillo. Ma non di meno lo Zibibbo di Pantelleria, con cui è stato fatto lo stesso lavoro di valorizzazione e divulgazione in anni in cui questi due vitigni erano quasi sconosciuti. Tutti i nostri Marsala DOC, il Vecchio Samperi, il Terzavia Spumante Metodo Classico ,e i vini da tavola come Grappoli del Grillo, Integer, e Vigna Verde, sono tutti prodotti da Grillo in purezza, coltivato nelle nostre vigne di Samperi, con bassissime rese, e molta cura nella gestione della vigna e della vendemmia. 
Nella nostra azienda è naturalmente bandita ogni forma di prodotto chimico o additivo, sia in vigna che in cantina. Per noi il grillo è sempre stato in continua crescita e abbiamo sempre dimostrato che si possono ottenere dei grandi vini attraverso diverse vinificazioni. Idem con Zibibbo di Pantelleria, nella sua versione storica di passito e nelle versioni più innovative con il Pietranera. Lavoreremo sempre così, senza seguire mode del momento o facili tendenze di mercato, come abbiamo sempre fatto, per valorizzare sempre i territori in cui operiamo per preservarne la tradizione e dimostrane le potenzialità».

Alessia Zuppelli, da social media manager a sommelier iscritta alla Fondazione Italiana Sommelier-Sicilia, la sua missione rimane sempre la stessa: comunicare, anche attraverso un calice di vino.


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