«Profumi e ciprie non coprono il tanfo della mafia» Assessore costretto a spiegare il post in consiglio

«Quanto pudore… Non molti mi hanno ben spiegato come funziona veramente in #Sicilia, e specie a #Messina, la#mafiamaledetta… ma il tanfo lo sento comunque». Questo l’inizio del post pubblicato il 26 aprile dall’assessore al Bilancio Luca Eller Vainicher che ha scatenato il caos in consiglio comunale, al punto da chiedere che lo stesso chiedesse scusa a tutta la città. 

A far indignare i consiglieri sono state anche le frasi successive: «I profumi francesi e le varie ciprie non riescono a coprire il lezzo che ammorba l’aria», spiegando che «è l’odore del marciume e della morte fatta di disoccupazione, saracinesche che chiudono, salari che non si pagano, disperazione sociale, disastro economico». Un post che ha spinto il primo cittadino Renato Accorinti a una dichiarazione ufficiale. «Una questione così drammatica come la mafia – ha scritto – non può essere occasione per uscite estemporanee, né divenire elemento di polemica». Ha quindi ricordato che un mese fa «decine di migliaia di persone hanno manifestato nella nostra città insieme a Libera ed ai familiari delle vittime innocenti delle mafie. Oggi come allora ribadiamo il nostro impegno per testimoniare la necessità di non rimanere mai in silenzio, ma di contrastare, con l’impegno di tutti, la criminalità mafiosa che si annida purtroppo pericolosamente in tanti ambienti». 

Quindi l’affondo del sindaco che ha spiegato: «È necessario però, soprattutto per chi ha un ruolo pubblico, agire sempre con assoluto senso di responsabilità. La mafia non si combatte con proclami o dichiarazioni estemporanee, ma con un lavoro incessante che metta al primo posto il rispetto delle regole. Invito quindi tutti a rispettare questo percorso, l’unico che questa amministrazione vuole e deve seguire».

La presidente del consiglio comunale Emilia Barrile si è detta offesa, come componente dell’amministrazione e cittadina. «Che Messina soffra, come tutto il territorio nazionale, di reti criminali organizzate è indubbio, ma affermare che la città sia afflitta da una tale pervasività della mafia che non consenta di poter avvertire il profumo delle buone prassi, delle coscienze rette, dello sforzo continuo delle agenzie territoriali a perseguire obiettivi onesti e retti, è non solo offensivo ma falso e scorretto». Quindi ha invitato Eller a recarsi in Procura se «è a conoscenza di fatti precisi o sospetta di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione di questa città». Al contrario «si scusi immediatamente con la città tutta», invitandolo a presentarsi in consiglio comunale. 

Occasione che il neo assessore ha colto al volo, intervenendo alla seduta di oggi. Eller ha subito sottolineato come molti hanno omesso di leggere l’ultima parte del suo commento: «Eppure la #SiciliaViva riuscirà a prevalere!». E ha ricordato come si fosse limitato a riprendere un pensiero che aveva pubblicato il 19 luglio 2015 in occasione dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino. «Era una mia semplice considerazione sulla mafia. Che esiste dappertutto. L’ho combattuta in Campania, c’è anche al Nord, in Italia e in Europa. E non si può fingere che non esista. Ma se io avessi avuto qualcosa contro voi Messinesi, o siciliani, e in particolare modo contro quest’aula, il primo giorno del mio insediamento non avrei dato la mano a tutti. L’ho fatto perché so di poterlo fare». Ha poi aggiunto: «Non c’era malafede in quello che ho scritto. I miei valori sono quelli cristiani. Tutti meritano una seconda possibilità. Non sono venuto qui a dare lezioni, ho solo da imparare e della Sicilia non ci si può che innamorare».


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