Procura Caltanissetta, irruzione in ufficio magistrato Trovato il computer acceso, telecamere forse spente

Per sapere se sia trattato di un’irruzione mirata alla sottrazione di informazioni delicate o altro è ancora presto per saperlo. Di certo c’è che quanto accaduto all’interno del palazzo di giustizia di Caltanissetta, durante le vacanze pasquali, ha messo in allarme i magistrati. Al quarto piano della struttura, infatti, qualcuno è entrato nell’ufficio di Lia Sava, procuratrice aggiunta che fa parte del pool che indaga, tra l’altro, sulle stragi.

All’interno della stanza è stato trovato il computer acceso, mentre alcune piante sono state gettate a terra. Sul posto è arrivata la polizia scientifica, nel tentativo di recuperare eventuali tracce lasciate da chi è entrato. Non è chiaro, al momento, se siano stati rubati file riservati. «Ci sono indagini in corso – spiega il procuratore generale Lari -. Solo una perizia informatica potrà chiarire se sono stati sottratti dei file con notizie riservate». A confermare i fatti è anche il procuratore Amedeo Bertone. «Un tentativo di intrusione c’è stato», dichiara a MeridioNews

La competenza dell’indagine in questo caso è della procura di Catania. Nel frattempo arrivano delle conferme su un malfunzionamento delle telecamere di videosorveglianza. In particolare risulta guasta la telecamera che inquadra il corridoio al quarto piano dove si trovano proprio le stanze dei due procuratori aggiunti e dello stesso capo della Procura. Mentre funziona correttamente la telecamera che inquadra l’altro corridoio. Tempo fa, Lari aveva presentato un progetto per installare un nuovo sistema di videosorveglianza, aggiornando quello vecchio, ma il ministero della giustizia non lo ha finanziato.

Smentite, invece, le ipotesi circolate nelle ultime ore secondo cui alcune addette alle pulizie avrebbero potuto inavvertitamente far cadere le piante, poi trovate per terra, e accendere il computer. «Per adesso si può dire che non c’è alcun segno di effrazione, quindi l’ingresso dovrebbe essere avvenuto con delle chiavi – spiega Bertone -. Sulle addette alla pulizia, che sono state già ascoltate, non è stato riscontrato nulla di anomalo rispetto al contenuto delle loro dichiarazioni». 


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