Processo Scieri, le dichiarazioni spontanee di un imputato: «Non ero in caserma, sono innocente»

«Io non ero in caserma quella sera e non so cosa sia successo. Sono innocente». Ha deciso di affidare le sue parole solo alle spontanee dichiarazioni Luigi Zabara che, insieme all’altro ex caporale Alessandro Panella, è imputato nel processo per l’omicidio volontario aggravato di Emanuele Scieri, il parà siracusano in servizio militare ritrovato cadavere all’interno della caserma Gamerra di Pisa nell’agosto del 1999, tre giorni dopo la morte. Nel procedimento con il rito abbreviato, sono stati assolti in primo grado il sottufficiale dell’esercito Andrea Antico per lo stesso reato e gli ex ufficiali della Folgore Enrico Celentano e Salvatore Romondia, accusati di favoreggiamento. Sentenza per cui la procura ha già fatto appello. A quasi 24 anni di distanza dai fatti, con le spontanee dichiarazioni di Zabara e la produzione degli ultimi atti documentali, si è chiusa la fase istruttoria del processo. Si torna nell’aula del tribunale pisano giovedì 2 marzo per le requisitorie del procuratore capo Alessandro Crini e del sostituto Sisto Restuccia.

Nei poco più di dieci minuti in cui ha parlato, Zabara ha chiarito anche il motivo per cui ha scelto di non sottoporsi all’interrogatorio – scelta fatta anche dall’altro imputato – «Voglio evitare di dire che non ricordo», come del resto hanno già fatto diversi testimoni del processo. Stando alla sua memoria, l’ex caporale oggi 44enne avrebbe saputo della morte di Scieri «mentre ero sul treno da Roma a Pisa di rientro dalla licenza». Un permesso che era arrivato dopo una punizione di sette giorni di rigore. Di fronte ai giudici della corte d’Assiste di Pisa, Zabara ha anche raccontato di avere cercato di reperire dalle ferrovie dello Stato le eventuali sanzioni in cui sarebbe potuto incorrere visto che «spesso viaggiavo senza biglietto». Verbali che, in ogni caso, non è stato possibile reperire visto che risalirebbero comunque a quasi un quarto di secolo fa. L’ex caporale ha ricordato invece che qualche giorno dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Scieri, sotto la torretta di asciugatura dei paracadute, parlava al telefono la propria madre proprio di questo: «Menomale che non eri lì», gli avrebbe detto la donna. Dopo avere ripercorso questo ricordo, Zabara ha invitato la corte a chiamare la madre a testimoniare: «Verrebbe a dirvi questo, anche se è malata terminale». Prima di concludere le dichiarazioni in cui ha continuato a professarsi innocente, l’ex caporale si è anche detto dispiaciuto per la famiglia Scieri a cui ha perfino rinnovato le condoglianze.

Nato in Belgio e residente a Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone, Zabara è anche l’autore del libro Coscienza di piombo. Un lungo testo in cui viene affrontato anche il tema del rimorso. «I protagonisti commetteranno degli errori irreversibili. Come si può continuare a vivere la propria vita in maniera normale – si chiede l’autore nella quarta di copertina – dopo aver commesso il più tremendo degli sbagli?». Quando era iniziato questo processo, era stato lui stesso a dire che «in questi anni nessuno tra i media ha coltivato il dubbio che io possa essere innocente e, invece, fino a prova contraria io lo sono». 


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