Foto di Cgil

Primo Maggio, Mannino: «In Sicilia si è poveri anche se si lavora»

Il corteo del Primo Maggio è partito dalla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi per raggiungere Portella della Ginestra, luogo simbolo della memoria collettiva dove nel 1947 si consumò la strage di braccianti e dove oggi sorge il memoriale. Una giornata che ha unito ricordo e rivendicazione, rilanciando i temi del lavoro dignitoso e della pace. «Dedichiamo questo Primo Maggio ai temi del lavoro dignitoso e della pace, riproponendoli come obiettivi per i quali il nostro impegno continua», ha dichiarato il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino.

I numeri della precarietà

Mannino ha evidenziato le criticità del mercato del lavoro nell’Isola: «In Sicilia circa 200mila lavorano part time, il 14,8 per cento della forza lavoro, 250mila a tempo determinato e 125mila sono gli stagionali». Una condizione che si traduce in precariato, bassi salari e redditi annui inferiori di circa 7mila euro rispetto alla media nazionale. «Insomma, quando non si è disoccupati, si è poveri pur lavorando», ha aggiunto, sottolineando come al lavoro povero corrispondano pensioni altrettanto basse, con un impatto ancora più forte sulle donne. A ciò si aggiungono le emergenze legate alla sicurezza sul lavoro, con 16 morti dall’inizio dell’anno, e al dilagare del lavoro nero, che priva i lavoratori di diritti fondamentali.

Sviluppo e diritti

Secondo il segretario della Cgil Sicilia, la crescita economica passa necessariamente dalla qualità del lavoro: «La crescita di una economia presuppone la qualità del lavoro che significa applicare leggi e contratti e restituire dignità a chi lavora». Mannino ha quindi ribadito la necessità di creare condizioni favorevoli allo sviluppo del sistema produttivo, sostenendo lavoratori e lavoratrici con diritti, tutele e condizioni di vita adeguate. «È questo il messaggio che questo Primo Maggio mandiamo alle istituzioni nazionali e regionali e al mondo dell’impresa», ha concluso.


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