Ponte sullo Stretto, perché no?

Lo sappiamo. La Sicilia ha bisogno di strade e ferrovie. Ma, questa constatazione,  non può trasformarsi in un limite dinnanzi  a progetti strategici, come il Ponte sullo Stretto di Messina.  Sappiamo che, il  Consiglio dei ministri,  ha deciso di non decidere.

Ha messo tutto in stand-by: due anni per approfondire gli studi di fattibilità. E poi, si trarranno le conclusioni.

Chi ci legge, sa che consideriamo il governo Monti (e i partiti che lo appoggiano, alias Pdl, Pd e Udc)  una vera e propria iattura per l’Italia, soprattutto per il ceto medio-basso, macellato scientificamente dal governo dei banchieri e della finanza europea. Ma, questo non significa bocciare a priori tutto.  Se, in mezzo a tanto letame, c’è un fiore, perché non cogoglierlo?

Analizzando la decisione di non chiudere definitivamete il capitolo Ponte, infatti,  non possiamo che dirci d’accordo.  C’è bisogno di altro tempo per capire se è realizzabile o meno. ed è  giusto rifletterci. Ma, perché privare la Sicilia di una infrastruttura che ammodernerebbe il sistema dei trasporti aprioristicamente?

Di certo, dinnanzi ad un obiettivo così importante, e agognato, almeno in teoria,  dai siciliani, non possiamo fermarci dinnanzi alle lagne dei messinesi e di siciliani vari restii ai cambiamenti, o di quelli che si vedranno espropriare qualche costruzione, che, magari, è pure abusiva.

Non si può mostrare una mentalità chiusa dinnanzi al progresso. Gli interessi individuali vengono dopo quelli generali.  Al di là delle proprie posizioni ideologiche e, forse, anche un po’ provinciali.

Questo non significa rinunciare all’obiettivo di avere una regione con strade e ferrovie degne di queste nome. Ma le due cose non si escludono. Anzi. Il Ponte potrebbe rappresentare la spinta ad ammodernare l’intero sistema.

Lo Stato, come ci racconta la Svimez in questo articolo, ha smesso di credere nella infrastrutturazione del Mezzogiorno d’Italia da oltre un ventennio. Le Ferrovie dello Stato, ad esempio,  destinano al Sud appena il 18% della loro spesa, Poste ed ENEL circa il 30%”. 

E se per una volta torna a credere nelle possibilità di sviluppo di una regione meridionale, non si può dire no per partito preso.

Tralasciamo, per scelta, tutta la retorica sulla mafia. Ovvio, che, fermare il progresso per il rischio di infiltrazioni criminali, sarebbe un suicidio.

 


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