Polveriera centrodestra: tra nervi tesi, espulsioni e provocazioni Da palazzo delle Aquile a palazzo d’Orleans, il nodo poltrone

Ci si aspettava un’estate calda nel centrodestra, nella sua perenne ricerca di un’intesa di coalizione, ma il clima a questo punto è diventato più che rovente. Tutto parte da Palermo, dove l’intesa su Roberto Lagalla, eletto sindaco al primo turno, è stata sì tardiva, ma totale, salvo poi rivendicazioni di sorta subito dopo la vittoria. Ma proprio nel capoluogo di Regione, dove sarebbero dovute andare in scena le prove generali di governo, sono affiorate tutte le criticità di un matrimonio che sembra sempre più avere i contorni dell’unione di convenienza, con troppe differenze di vedute ad aumentare le distanze tra i partiti. Mentre il neo eletto sindaco promette una giunta entro il giorno di Santa Rosalia, ancora una volta nessuno in coalizione è disponibile a passi indietro. E i nervi sono a fior di pelle, non solo per le giravolte di Nello Musumeci, che annuncia passi di lato, ma rimane sempre ben piantato al centro del progetto della ricandidatura.

Nervi che saltano in casa della Lega, dove sembra regnare il caos. Dopo le critiche rivolte all’organigramma regionale del partito da parte di Igor Gelarda, capogruppo uscente e non rieletto in Consiglio, nonostante gli oltre 800 voti incassati nell’ultima tornata elettorale, che chiedeva una riprogrammazione che guardasse più al territorio che ai giochi di palazzo, è arrivata – pare – l’espulsione del poliziotto, che da quattro anni si è speso per i colori salviniani. Pare, perché Gelarda non sarebbe stato neanche contattato dai vertici regionali del partito e dal segretario regionale Nino Minardo, che si è limitato e buttarlo fuori da tutte le chat di gruppo di WhatsApp, un segno comunque piuttosto eloquente.

Lagalla bloccato, dunque, per una questione che ormai trascende anche il discorso sulla possibile ricandidatura di Nello Musumeci alla Presidenza della Regione, ma appare più che altro una questione di poltrone, con Lega e Fratelli d’Italia, grandi delusi dall’esito elettorale, che comunque battono cassa, contendendosi anche la pretesa della presidenza della Gesap, società partecipata che gestisce l’aeroporto di Palermo e che vanta svariati milioni di euro di utile all’anno. E se pure secondo la matematica non potranno essere tutti accontentati, c’è anche da dirimere la questione dei nomi da designare per i vari ruoli, cosa che pare creare non poche tensioni all’interno di entrambi gli schieramenti. Chi vive questa attesa con maggiore serenità è invece Forza Italia, che complice un organigramma politico più strutturato nel tempo e un risultato elettorale che ha messo in chiaro parecchie cose, si sente pronta a dettare le regole. A turbare i sonni di Miccichè e soci ci pensa però Nello Musumeci, che in vista delle elezioni regionali d’autunno è convinto di avere trovato il punto debole degli azzurri.

Il passo di lato del presidente della Regione in caso di «un candidato in grado di unire tutto il centrodestra», infatti, col passare del tempo sembra più un atto di sfida che un volersi fare da parte. E ne è testimonianza uno degli ultimi post a sfondo politico del governatore, che venerdì scorso ha incontrato a Roma Giorgia Meloni in cui Musumeci ha «confermato la volontà di condurre in autunno il centrodestra che governa in Sicilia alla vittoria. Ho altresì riaffermato la mia disponibilità, se dovessi risultare realmente divisivo, a fare un passo di lato a favore di un candidato piú aggregante e vincente dell’area di centrodestra. Purché la coalizione decida senza ulteriori ritardi cosa intende fare, nel rispetto degli interessi della Sicilia e dei siciliani», cosa che pare alquanto improbabile al momento, soprattutto nel breve periodo. 


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