Il «tradimento inammissibile» dei poliziotti «disinvolti». Il pusher confidente si sfogava: «Se parlo, si portano a tutti»

«Prima ti avvisava di tutte le cose e ora… non lo sapeva». Un commento risentito per sintetizzare le proprie sensazioni dopo una perquisizione a casa da parte dei poliziotti della Squadra mobile di Palermo. A parlare, il 15 giugno, è Ignazio Carollo. L’uomo, quando viene intercettato, si trova da poco più di un mese agli arresti domiciliari dopo essere finito nei guai nel blitz antidroga Cristallo dei carabinieri di Bagheria (nel Palermitano). Una mancata soffiata sulla perquisizione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che sarebbe dovuta arrivare dal vicesovrintendente di polizia, in servizio alla Squadra mobile di Palermo, Fabrizio Spedale. Quest’ultimo è stato arrestato dai propri colleghi per corruzione, peculato e falso insieme a un collega: Salvatore Graziano, attivo come viceresponsabile del deposito dei reperti della Squadra mobile. Il luogo dove finisce anche la droga sequestrata in attesa di analisi e successiva distruzione. Dietro le sbarre con questa inchiesta anche Carollo.

Il 15 giugno, insieme al commento risentito, Carollo avrebbe mostrato a una persone che era con lui in quel momento un certo risentimento per la mancata risposta a un messaggio inviato al poliziotto. «Ci devi dire: “Sei un cristiano senza onore e dignità, quando ti conveniva mi sucavi la minchia“, lo esortava chi era a casa con l’indagato. A essere particolarmente attiva per le sorti di Carollo sarebbe stata la madre (non indagata). Nell’ordinanza di custodia cautelare, gli inquirenti mettono insieme diversi episodi. Il primo riguarda un incontro chiesto e ottenuto dalla donna con il poliziotto Spedale. Il faccia a faccia avviene all’interno di un bar di Palermo di viale Regione Siciliana, mentre i due carabinieri erano impegnati in un servizio di osservazione. La loro presenza non passa in secondo piano agli occhi della donna. «Ora mi dissi – spiega al figlio dopo averlo raggiunto a casa – di scaricarti Telegram, perché si scanta (si spaventa, ndr)». L’uomo però non avrebbe badato più di tanto all’invito del poliziotto continuando a rimarcare, secondo le accuse, il proprio astio per non essere stato protetto. «Io lo consumerei completamento se voglio. A lui? Solo a lui?». Segreti compromettenti che, stando alle parole di Carollo, si sarebbero allargati ad altri appartenenti alle forze dell’ordine: «Se parlassi io… mezza squadra sua… si porterebbero a tutti. Sta gente quanti piccioli (soldi) gli ho fatto buscare. Non ne hai idea», si legge in un dialogo intercettato riportato nei documenti.

Nel dialogo-confidenza con la madre, l’uomo accusato di essere un pusher prova a spiegare alla donna anche il proprio tornaconto da questo presunto canale privilegiato con i poliziotti ritenuti infedeli. «Il furgone come l’ho comprato? Tutti questi motori (motociclette, ndr) come li ho comprati?». Un giro di soldi che madre e figlio indicano con una sola parola: «con il fumo». «Le sequestrava ste cose, le doveva andare a buttare e, invece, me li dava a me», continua secondo l’accusa indicando gli affari legati ai sequestri di droga. La preoccupazione dell’uomo, però, non era soltanto la perquisizione. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, anche attraverso una parte di dialoghi intercettati, l’uomo sarebbe rimasto turbato dalla possibile «questione di Castelvetrano». Un riferimento, quest’ultimo, a una presunta fornitura di stupefacente a una donna, indicata come una parente diretta dell’ormai defunto boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Verità o millanteria davanti alla mamma da parte del pusher costretto ai domiciliari? «Ma come cazzo te la sei andata a conoscere questa gentaglia?», domandava al figlio.

In questo rapporto fatto di connivenze e presunti scambi di favori in cui guardie e ladri sembrano un tutt’uno è finita sotto la lente d’ingrandimento anche la procedura relativa alla distruzione della droga sequestrata. Nello specifico, l’arresto in flagranza di un pusher e il rinvenimento di oltre cento panetti di hashish in un garage di Palermo il 2 dicembre del 2022. Un blitz a cui partecipò il sovrintendente Spedale e che, a quanto pare, sarebbe stato possibile per una soffiata di Carollo. Qualche giorno dopo, il 19 gennaio 2023, la droga risulterebbe trasportata dal poliziotto Graziano a una ditta di Carini (nel Palermitano) per procedere alla distruzione. Qualcosa, però, non torna nella procedura adottata. Lo stupefacente, come emerso da un verbale di un agente, doveva essere inviato un altro giorno e a un’altra ditta per essere distrutto. C’è anche una cella di aggancio che dimostrerebbe la presenza di Spedale nel territorio di Carini nello stesso giorno in cui sulla carta – ma gli inquirenti ritengono falso il verbale – i panetti sarebbero stati distrutti. Per i magistrati questo, però, non sarebbe l’unico caso. Nella lista c’è anche il misterioso ammanco di un centinaio di panetti di hashish dallo stesso deposito della polizia. Droga sequestrata dopo un blitz a cui partecipò Spedale.

Un «tradimento inammissibile» della divisa, scrive nell’ordinanza la giudice per le indagini preliminari Cristina Lo Bue, in cui «appare certamente preoccupante la disinvoltura con cui i poliziotti hanno reiterato nel tempo le loro condotte, spingendosi al punto di falsificare i verbali di distruzione dello
stupefacente di cui, in realtà, si appropriavano al fine della successiva vendita». Resta ancora da quantificare l’esatto giro economico dietro questa vicenda ma di certo ci sono alcuni numeri contestati a Spedale. Capace, a fronte di uno stipendio di poco più di duemila euro, di acquistare da gennaio 2022 a luglio 2023, moto e macchine per quasi 70mila euro, senza mai rivendere qualcosa.


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