Dal carcere avrebbe continuato a dirigere il racket delle estorsioni attraverso smartphone e videochiamate, impartendo ordini ai suoi uomini e coordinando le intimidazioni contro imprenditori e commercianti. Per questo il ministero della Giustizia, accogliendo la richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha disposto il regime di 41bis nei confronti di Salvatore Verga, 35 anni, […]
Pizzo ordinato dal carcere con videochiamate e chat: Verga finisce al 41bis
Dal carcere avrebbe continuato a dirigere il racket delle estorsioni attraverso smartphone e videochiamate, impartendo ordini ai suoi uomini e coordinando le intimidazioni contro imprenditori e commercianti. Per questo il ministero della Giustizia, accogliendo la richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha disposto il regime di 41bis nei confronti di Salvatore Verga, 35 anni, ritenuto dagli investigatori il boss emergente del quartiere Marinella, area adiacente allo Zen del capoluogo siciliano.
Verga era detenuto nel carcere di Trani con l’accusa di estorsione. Secondo la ricostruzione della procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, anche dalla cella avrebbe continuato a gestire le attività del clan, mantenendo contatti con l’esterno grazie all’utilizzo illecito di telefoni cellulari. Attraverso videochiamate avrebbe coordinato gli estorsori impegnati a imporre il pagamento del pizzo, ordinando anche azioni intimidatorie contro chi si rifiutava di pagare.
La regia su WhatsApp tra emoji e ordini via chat
Le indagini hanno documentato un’escalation di violenza: dalle raffiche di kalashnikov esplose contro alcune aziende agli incendi dolosi, fino alle bottiglie riempite di benzina lasciate davanti a negozi e attività commerciali accompagnate da messaggi con richieste di denaro, tra cui l’invito a versare cinquemila euro per mettersi a posto. Dopo il blitz dei carabinieri dello scorso mese, nei confronti del trentacinquenne era stata notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare. In quella fase era stato trasferito nel carcere Salvatore Soro di Oristano, in regime di isolamento e alta sorveglianza, ma non ancora sottoposto al cosiddetto carcere duro.
La vicenda era finita anche al centro del dibattito nazionale dopo le dichiarazioni del procuratore Maurizio de Lucia, che aveva denunciato come «lo Stato abbia perso il controllo delle carceri», parlando di vere e proprie call conference tra detenuti ristretti in istituti diversi e affiliati all’esterno. Le affermazioni avevano provocato la replica del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva respinto quella ricostruzione, alimentando un acceso confronto istituzionale. Con il provvedimento disposto dal ministero, Verga viene ora sottoposto al regime previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, che limita drasticamente ogni possibilità di comunicazione con l’esterno attraverso controlli rafforzati, colloqui fortemente contingentati e un regime detentivo particolarmente rigoroso, pensato per impedire ai capi delle organizzazioni mafiose di continuare a impartire ordini dal carcere.