Piano Battaglia, si attende ancora il collaudo piste  Nonostante il pieno di neve. «Così danno per tutti»

La prima nevicata è arrivata per l’immacolata, fino a ieri i fiocchi bianchi hanno continuato ad accumularsi. Le piste da sci Piano Battaglia sono già piene di neve. Ma manca ancora il collaudo da parte dell’ex provincia. Tutto fermo dunque sulle Madonie, meta per molti siciliani che vogliono fare delle vacanze sulla neve tra sci slittini, vin brulè e cioccolate calde. Qui tutti aspettano che nevichi per bene per poter avviare impianti e piste da sci. 

I mesi in cui si lavora di più a Piano Battaglia per impianti e piste da sci sono i mesi di gennaio e febbraio. Gli impianti nuovi, appena rifatti l’anno scorso, sono gestiti dalla Piano Battaglia Srl ma da soli non possono garantire il funzionamento delle piste da sci. L’accordo trentennale stipulato prevede che gli impianti vengano gestiti dalla Piano Battaglia Srl e la competenza sulle piste invece spetta all’ex provincia.

Le piste andrebbero manutenute in estate e collaudate in inverno: nulla di tutto questo invece è avvenuto. Gli esperti del luogo rassicurano che se fa una bella nevicata le piste si potranno comunque utilizzare, ma allo stato attuale è tutto fermo. Per chi lavora sulle piste e per tutto l’indotto è un danno serio. E ci sono da sommare altri problemi. Quest’anno ad esempio non ha neanche piovuto e infatti a Petralia l’acqua è razionata, a mezzanotte la staccano. 

«C’è siccità», si limitano a constatare da Rifugio Marini. L’acqua arriva a Piano Battaglia, a 1500 metri, grazie a delle pompe. Tutto l’indotto ne risente: le attività ristoratrici, i rifugi, le scuole di sci e il noleggio per l’attrezzatura. Sono attività che al momento non lavorano. «L’anno scorso si è lavoricchiato, quest’anno ancora no» confermano ancora gli operatori. Persino il battipista non ha ancora cominciato, in attesa del collaudo. Con l’anno nuovo si arriverà al clou della stagione invernale: gennaio e febbraio sono i mesi in cui si lavora di più, quindi si spera che la provincia al più presto si attivi. «Se non verranno messe in sicurezza sarà un danno per tutto l’indotto, perché così non si lavora» dicono gli istruttori della zona.


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