Piani di studio: si discute

I piani di studio vanno cambiati o no? E gli esami sono troppi o troppo pochi? E’ meglio studiare letteratura o comunicazione? Dopo l’articolo “Qui lo dico e qui lo nego” gli studenti si stanno confrontando tra la pagine della Tribù di Zammù.

Secondo Samantha e dAn, neolaureati reduci dai test di accesso alle specialistiche a La Sapienza di Roma: “diminuire il numero di esami è una follia, siamo già abbastanza impreparati così, figuriamoci se diminuiscono le materie”. Bisognerebbe invece “adeguare i programmi e renderli più accessibili, anche mediante un’adeguata redistribuzione del numero dei crediti”.

E che dire del numero di corsi di letteratura che affollano il piano di studio di SCI? Troppe secondo alcuni: dAn dice di essere sempre più convinto di essersi laureato in “ “Scienze per la Letteratura Internazionale”, dato che di comunicazione vera e propria so a stento i rudimenti!”.

La letteratura è sempre la benvenuta, invece, secondo Loredana: “Vale cento volte di più analizzare un romanzo, un film, una canzone che leggere quei noiosissimi manuali dei prof della facoltà di comunicazione dell’università di Roma”.

Il problema, evidentemente, va oltre il numero degli esami da superare, dei crediti che sono assegnati alle materie, dall’importanza di uno e più corsi di letteratura. Bisogna rivedere l’idea guida che ha portato alla stesura di piani di studi che fino ad oggi non ha prodotto i risultati sperati. Bisogna chiedersi cosa deve offrire un corso di comunicazione in una facoltà di lingue?

Mentre i prof ne parlano oggi in facoltà, gli studenti continuino a discutere su Step1.

Leggi i commenti all’articolo “Qui lo dico qui lo nego” lasciati su Zammù dai lettori.


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