Foto Regione Siciliana

Parifica sì, ma con pesanti rilievi: la fotografia dei conti siciliani

Valorizzare negli spot comunicativi gli aspetti più favorevoli, lasciando sullo sfondo le criticità ancora aperte. Anche stavolta, dopo il deposito del dispositivo sul rendiconto della Regione Siciliana da parte della Corte dei conti, la comunicazione ufficiale ha puntato soprattutto sul dato positivo della parifica del rendiconto 2022. Il governatore Renato Schifani e l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino hanno subito rilanciato nelle loro dichiarazioni una lettura rassicurante dei conti regionali, sottolineando i segnali di stabilità e il percorso di risanamento avviato dalla Regione.

Peccato che la realtà sia decisamente meno fotogenica. C’è un avverbio che restituisce il senso di un’operazione verità che la magistratura contabile ha dovuto compiere sul bilancio regionale: «parzialmente». La Corte dei conti, infatti, ha parificato parzialmente il rendiconto 2022. Inserendo una sfilza di rilievi, sospensioni e rinvii alla Corte Costituzionale che descrivono una Regione ancora strutturalmente fragile, legata a espedienti contabili e salvata, laddove è stato possibile, non tanto da una gestione virtuosa, quanto da prodigiosi colpi di spugna normativi concessi dal governo amico di Roma.

Il cuore del problema sta nella gestione dei disavanzi e nella quantificazione dei residui attivi e passivi, quei crediti, spesso fantasma, che la Regione iscrive a bilancio per far quadrare i conti ma che, in realtà, non riscuoterà mai. Non è un mistero che la Sicilia galleggi da anni su un disavanzo miliardario, spalmato nei decenni grazie a decreti salva-Sicilia e accordi con lo Stato che assomigliano molto a un accanimento terapeutico.

Dietro la parifica restano ombre e incognite

Se si leggono le dichiarazioni del presidente sembra di assistere alla relazione di un amministratore delegato di una multinazionale in attivo. Schifani parla di «rigore e stabilità», di «risultato storico» e di «strada giusta intrapresa». Ma cosa c’è dietro? Innanzitutto la mannaia della Consulta: i magistrati contabili hanno sollevato questione di legittimità costituzionale su alcune coperture finanziarie. Significa che un pezzo del bilancio siciliano è sub iudice: se la Corte Costituzionale dovesse bocciare quelle norme, crollerebbe l’intero castello e la Regione si ritroverebbe con un nuovo, gigantesco buco da ripianare immediatamente.

Inoltre è stato puntato l’indice sulla palude dei fondi extraregionali, perché la parifica parziale fotografa anche l’incapacità cronica di spendere i fondi europei (PNRR) e il fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). Risorse che vengono puntualmente impegnate sulla carta ma che non si trasformano in cantieri, infrastrutture o aiuti alle imprese, rimanendo impantanate in una burocrazia regionale che la giunta Schifani, nonostante i proclami, non è riuscita a scardinare. A questo si aggiunge che, pur di far quadrare i saldi complessivi del 2022, si è attinto a piene mani a capitoli di spesa che avrebbero dovuto garantire i livelli essenziali di assistenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti i siciliani: liste d’attesa infinite, Pronto soccorso presi d’assalto e una migrazione sanitaria verso gli ospedali del Nord che costa alle casse regionali centinaia di milioni di euro l’anno.

Il ruolo dell’assessore Dagnino e la continuità

Accanto a Schifani, nell’aula di via Notarbartolo, c’era l’assessore all’Economia Dagnino. Il tecnico chiamato a gestire una transizione delicatissima si trova a dover difendere un rendiconto, quello del 2022, che in realtà è il frutto della gestione precedente (marchiata nello scacchiere politico dallo stesso centrodestra che governa oggi). Il tentativo di slegare le responsabilità attuali dal disastro ereditato è il secondo pilastro della strategia comunicativa di Palazzo d’Orléans. Eppure la continuità politica è assoluta. Le proroghe dei contratti dei precari senza copertura strutturale, i finanziamenti a pioggia a enti privati e associazioni vicine ai partiti di maggioranza, le assunzioni nelle partecipate regionali (veri e propri votifici d’ordinanza) sono pratiche che il 2022 ha ereditato dagli anni passati e che il governo Schifani ha continuato a perpetuare.

La Corte dei conti, nella sua parifica parziale, ha messo nero su bianco che la capacità di riscossione della Regione Siciliana resta a livelli imbarazzanti. L’Isola è incapace di riscuotere le proprie tasse, ma in compenso è velocissima a spendere per il mantenimento dei propri apparati. La verità è che la decisione della Corte dei conti è l’ennesimo cartellino giallo a una intera classe politica.


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