Palermo, un gigante dai piedi di argilla Il ko con il Licata tarpa le ali ai rosanero

Nessun decollo verso orizzonti di gloria. Il Palermo rimane a terra. La squadra che ha perso 2-0 a Licata non è nelle condizioni di spiccare il volo o abbozzare tentativi di fuga. La sconfitta rimediata dal Savoia sul campo dell’FC Messina è senza dubbio una bella notizia per i rosanero ma, in relazione ai fatti di oggi, resta comunque una magra consolazione per un Palermo che commetterebbe un errore se speculasse sui problemi altrui. Sarebbe molto più utile concentrarsi sui propri comportamenti e sulle dinamiche delle proprie partite piuttosto che fare leva sull’andamento o i risultati della diretta inseguitrice. Se in vetta alla classifica non è cambiato nulla con il gap tra la prima e la seconda rimasto di sette punti, qualcosa invece è cambiato all’interno di una compagine rosanero che allo stadio Liotta ha interrotto bruscamente il proprio cammino impreziosito da cinque vittorie consecutive rimediando la prima sconfitta del girone di ritorno e, contestualmente, il primo ko in trasferta in questo campionato.

A Licata, davanti a oltre mille tifosi rosa in uno stadio sold-out e avvolto da un clima di festa per quello che i sostenitori locali hanno vissuto come un grande evento, la formazione di Pergolizzi si è rivelata un gigante dai piedi di argilla, un re (status legittimato dalla leadership in classifica) nudo con un potere ridimensionato dall’intensità e abnegazione di un Licata garibaldino e costantemente sul pezzo. Le colpe del terzo passo falso in campionato vanno distribuite in maniera equa e una grossa fetta di responsabilità spetta di diritto anche a Pergolizzi. Bravo e fortunato più di una volta nelle ultime settimane a leggere le gare e indovinare le mosse anche a partita in corso, questa volta il tecnico ha steccato effettuando in merito all’undici iniziale delle scelte cervellotiche che non hanno sortito effetti. Va bene cavalcare l’onda e schierare Silipo per la prima volta dal primo minuto ma perché l’evanescente Ficarrotta falso nove con tre centravanti puri (Lucca, Ricciardo e Sforzini) contemporaneamente in panchina? Perché Mauri e non Martin in cabina di regia? E perché sul fronte offensivo insistere su Floriano che, nonostante qualche spunto, fatica a mettere le sue qualità al servizio del collettivo?

Avere tante frecce nella propria faretra può essere una risorsa purché l’abbondanza, però, venga gestita in maniera efficace e senza alchimie che rischiano solo di fare confusione e alterare equilibri importanti. Con il senno di poi è sempre più facile, ovviamente, ma la sensazione supportata dal campo è che Pergolizzi abbia sbagliato formazione e, nello stesso tempo, la squadra ci ha messo del suo regalando di fatto il primo tempo agli avversari (era successa la stessa cosa domenica scorsa al Barbera contro il Biancavilla) e svegliandosi solo nella ripresa (frazione di gioco nella quale, ad onor del vero, gli ospiti avrebbero meritato il gol negato dalla sfortuna – due legni colpiti – e dall’imprecisione dei singoli, Floriano in primis servito due volte da Lucca che ha avuto un buon impatto quando al 59’ è entrato al posto del difensore Peretti) senza, tuttavia, la lucidità necessaria per capitalizzare il volume di gioco sviluppato al cospetto di un Licata ormai stanco e con un baricentro molto più basso rispetto alla fase iniziale del match.

I gialloblù, al terzo successo di fila allo stadio Liotta dove non perdono da ottobre, dopo la batosta di Torre Annunziata hanno avuto il merito di essere cinici e concreti, aggettivi introvabili oggi nel vocabolario a disposizione della capolista che, come si evince anche dal nervosismo di alcuni giocatori esperti come Lancini (responsabile in occasione del gol del definitivo 2-0 di Convitto) e Crivello, ha fallito un test di maturità soprattutto sul piano della tenuta mentale.


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