Tavolinificio. E friggitoria a cielo aperto. Così sono descritte via Maqueda e via Vittorio Emanuele, nel centro di Palermo. Da chi vede nell’aumento degli ultimi due anni di attività di ristorazione, al tavolo e da asporto, non solo un motore di sviluppo e riqualificazione. Ma anche, senza regole chiare, un problema di occupazione di suolo […]
Palermo, ordinanza per il suolo pubblico in centro: da Lagalla divieti ai negozi, ma salva ristoranti e bar
Tavolinificio. E friggitoria a cielo aperto. Così sono descritte via Maqueda e via Vittorio Emanuele, nel centro di Palermo. Da chi vede nell’aumento degli ultimi due anni di attività di ristorazione, al tavolo e da asporto, non solo un motore di sviluppo e riqualificazione. Ma anche, senza regole chiare, un problema di occupazione di suolo pubblico, orari e rumore. Che possono snaturare il centro storico – a vantaggio solo del consumo turistico – e peggiorare la qualità della vita dei residenti. Una questione di monocultura commerciale, con la prevalenza di ristoranti e bar, che mette in crisi negozi storici e un’offerta più varia (librerie, botteghe artigiane, ecc.). E di scontro tra quantità e qualità. Un problema sfiorato dal sindaco di Palermo Roberto Lagalla, con una recente ordinanza sull’uso del suolo pubblico: ma solo per i negozi con espositori su strada. Sorvolando sul resto, tavoli e sedie compresi.
L’ordinanza anti-rastrelliere del sindaco Lagalla
La crescita della ristorazione in queste aree ha spinto l’amministrazione comunale a intervenire, con provvedimenti mirati a conciliare sviluppo economico e decoro urbano. E il sindaco Lagalla lo ha fatto con l’ordinanza sindacale del 24 ottobre 2025, concentrata specificatamente sull’occupazione del suolo pubblico del centro di Palermo. Non da parte dei dehors della ristorazione, ma solo dei cosiddetti negozi di vicinato. L’ordinanza, infatti, stabilisce il divieto di collocazione, sul suolo pubblico di via Vittorio Emanuele e via Maqueda, di rastrelliere, espositori o strutture similari per la vendita di prodotti non alimentari. Ossia dei negozi. Ristoranti e bar esclusi.
Il divieto anche per i negozi autorizzati

Con i loro stand espositivi – che ospitano dagli abiti ai souvenir -, i negozi comprometterebbero l’immagine di due assi storici e monumentali della città. Senza considerare l’intralcio alla circolazione dei pedoni, provocato dalle rastrelliere poste sui marciapiedi. Specie in momenti di elevato flusso turistico. Ed ecco che il Comune fa piazza pulita. Specificando che «il divieto opera indipendentemente dal titolo autorizzatorio eventualmente richiesto o posseduto». E avverte che «le concessioni in essere relative agli esercizi di vicinato non alimentari scadranno il 31 dicembre 2025, a prescindere dalla loro naturale scadenza».
Il settore ristorazione ancora una volta miracolato
La questione dei ristoranti, quindi, rimane regolata da strumenti specifici, richiamati anche nella nuova ordinanza. Come il regolamento Dehors, approvato nel 2022, che stabilisce norme precise su dimensioni e strutture degli spazi di ristorazione su strada. Ma anche impatto estetico e distanze tra i diversi esercizi commerciali. Di fatto, la nuova ordinanza rafforza il principio secondo cui il suolo pubblico, in queste vie storiche, deve essere utilizzato con estrema moderazione. E nel rispetto del contesto monumentale. Ma, ancora una volta, miracola le attività di ristorazione. Dimenticando i problemi di sicurezza pubblica già sperimentati: dal poco spazio per i pedoni alla difficoltà al passaggio di ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco. Con buona pace dei residenti e della vocazione culturale e monumentale del centro storico.