Palermo, la giunta vara la rimodulazione del piano di riequilibrio finanziario

La giunta comunale di Palermo ha varato la rimodulazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Dovrà essere approvato dal Consiglio di Sala delle Lapidi entro il prossimo 30 giugno. «La pubblicazione nell’Albo pretorio sarà effettuata entro oggi. La delibera ha ottenuto tutti i pareri favorevoli della Ragioneria del Comune guidata da Bohuslav Basile» dice Raimondo Liotta, segretario generale di palazzo delle Aquile.

La delibera originaria era stata approvata nel gennaio del 2022 dal Consiglio comunale su presentazione della precedente giunta guidata da Leoluca Orlando. Il piano è uno strumento che viene adottato dalle amministrazioni in squilibrio strutturale di bilancio per evitare il dissesto finanziario. Il meccanismo permette, con una deliberazione del consiglio comunale, di avviare una procedura pluriennale finalizzata al riequilibrio dei conti.

Una volta insediato il sindaco Roberto Lagalla aveva chiesto alla corte di Conti e al ministero dell’Interno di poter usufruire della facoltà di procedere alla modifica del piano. Una eventualità resa possibile anche grazie all’accordo con lo Stato sottoscritto il 30 gennaio scorso e che prevede trasferimenti erariali pluriennali a favore del comune di Palermo.

Nel progetto di riequilibrio c’è anche l’incremento delle entrate tributarie e la riduzione dei trasferimenti alle aziende partecipate. Propedeutiche alla delibera, preparata dal vicesindaco Carolina Varchi, sono state le approvazioni, nel dicembre scorso, da parte del consiglio comunale, del rendiconto di gestione dell’esercizio 2021, del bilancio di previsione 2022/2024 e del bilancio consolidato 2021.

La rimodulazione del piano ha permesso di limitare le passività a 202 milioni (e non 438) e il tempo del piano a dieci anni (e non venti). Grazie ad alcuni trasferimenti statali, in questo momento, il saldo di cassa è positivo per 253 milioni e risultano maturati diritti ad ottenere dallo Stato altri 40 milioni di euro. Il piano impegna le aziende partecipate a garantire l’equilibrio strutturale delle rispettive gestioni e accantona dieci milioni per far fronte ad eventuali perdite dell’Amat.


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