Palermo, con la Juve si perde su tutta la linea Squadra sconfitta in campo, tifosi ko sugli spalti

Sono molteplici i terreni di gioco su cui si è giocata ieri sera la gara tra Palermo e Juventus. Oltre al canonico campo dello stadio Barbera, infatti, la partita ha animato spalti e social. E se i giocatori hanno subìto una sconfitta pesante nel punteggio, ma fondamentalmente meritata, i tifosi rosa hanno deciso di uscire sconfitti dall’impianto di viale del Fante senza neanche provarci. Il risultato finale è stato fin troppo severo e ingeneroso per la squadra di Ballardini. I rosa hanno tenuto testa ai campioni d’Italia per tutto il primo tempo, crollando inspiegabilmente nella ripresa, lasciando il pallino del gioco nelle mani degli ospiti e non tirando mai neppure una volta in porta. Non che la Juventus abbia fatto chissà quale grande partita, però i bianconeri hanno saputo capitalizzare al meglio le poche occasioni create. Bucando per tre volte la porta difesa da Sorrentino, prima con Mandzukic, poi con Sturaro e infine con Zaza.

Un ko senza attenuanti in una gara che gli appassionati hanno cominciato a giocare a colpi di post su Facebook e tweet già diversi giorni prima del fischio d’inizio. Perché Palermo-Juventus, si sa, è la gara regina per la maggior parte dei palermitani. E perché, senza il Catania in serie A, bisogna trovare un’altra squadra con la quale creare un clima da derby. E quindi via al solito valzer di polemiche fatto di frasi come «Sei palermitano e vai contro la squadra della tua città», fino a una delle più classiche: «Come fai a tifare per una squadra che ti chiama terrone?». Gli sfottò sono il sale del calcio, ma sui social possono presto trasformarsi facilmente in insulti. Un commento tira l’altro e così si assiste a dialoghi tra improvvisati sociologi che cercano di elaborare una teoria sul perché un siciliano possa tifare Juventus. Aiutati da altri esperti psicologi che provano a far capire agli altri come il tifo sia una fede e non un’appartenenza territoriale. Vai a capire di chi è la ragione e di chi il torto.

La sconfitta più severa, però, è arrivata sugli spalti. La tanto sperata riappacificazione tra i vari gruppi di ultras, infatti, non è avvenuta e così si è ripetuto il triste copione già visto contro il Chievo. Curva divisa nuovamente in tre, ogni gruppo che canta il proprio coro. Il risultato è un colpo d’occhio veramente agghiacciante, con un settore rimasto disunito e spezzettato anche al cospetto dei campioni d’Italia. La Juventus sicuramente non ha difficoltà a reclutare supporters in giro per tutta la penisola e, come è risaputo, la Sicilia è una delle roccaforti del tifo bianconero. Buffon e compagni si sono così ritrovati a non sentire il peso di una trasferta che talvolta negli ultimi anni ha riservato loro dolori. Al contrario, per i bianconeri è stato quasi come giocare in casa. Con i flash pronti a illuminarsi a ogni azione juventina e l’intero settore ospiti di una squadra del nord che canta cori in stretto dialetto siciliano. 

Dall’altra parte, i palermitani hanno dato il peggio di sé con l’atteggiamento riservato a Dybala, subissato dai fischi nel momento in cui abbandonava il campo con pochi timidi applausi a fare da contraltare. Un trattamento che solitamente è sempre stato dedicato a giocatori con i quali non ci si era lasciati proprio benissimo, ma ormai niente sembra più come una volta. E così, mentre i tifosi rosanero erano troppo impegnati a litigare per sostenere con un’unica voce e sotto un’unica bandiera i propri beniamini, quelli juventini prendevano il sopravvento, incitando la squadra del cuore e coprendo letteralmente la voce della curva Nord. Una voce, diciamolo pure a chiare lettere, che ormai non esiste più.


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