L’omicidio di Mansouri a Rogoredo, il poliziotto arrestato è della provincia di Messina

Si chiama Carmelo Cinturrino, ha 41 anni ed è nato e cresciuto ad Alì Terme, piccolo centro della riviera jonica in provincia di Messina. Il suo nome è al centro di un’inchiesta sull’omicidio del ventottenne Abderrahim Mansouri, avvenuto lo scorso 26 gennaio nel boschetto di via Impastato, a Rogoredo. Secondo l’ipotesi investigativa, dopo lo sparo che avrebbe colpito Mansouri, Cinturrino avrebbe costruito una versione alternativa dei fatti, parlando di legittima difesa. Accanto al corpo del giovane sarebbe stata collocata una pistola giocattolo, recuperata in commissariato. L’allarme al 112 sarebbe partito ventitré minuti dopo lo sparo. Proprio al parcheggio del commissariato Mecenate, mentre stava andando al lavoro, il poliziotto è stato fermato dai colleghi della Squadra Mobile.

I racconti e le testimonianze

Intanto emergono racconti e testimonianze che delineano un quadro diverso rispetto all’immagine dell’investigatore di quartiere. Nel boschetto di Rogoredo, luogo noto per lo spaccio, alcuni frequentatori avrebbero parlato di presunte richieste di denaro e droga. Amici della vittima avrebbero riferito di pressioni e ricatti sistematici: duecento euro e cinque grammi di cocaina al giorno per poter continuare a spacciare.

Anche alcuni colleghi, sentiti dagli inquirenti, hanno descritto un clima di timore. Avrebbero raccontato di sollecitazioni ripetute a sostenere senza esitazioni la versione della legittima difesa. Cinturrino viene descritto come una persona aggressiva e violenta, capace di incutere timore. In un passaggio delle dichiarazioni si fa riferimento anche a presunte percosse ai frequentatori dell’area di Rogoredo.


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