Nuova piattaforma petrolifera a Pozzallo? L’amministrazione comunale adesso dice sì

Marcia indietro del comune di Pozzallo in merito alle nuove trivellazioni petrolifere che la Edison spa ha chiesto di effettuare al largo del Mare Nostrum proprio di fronte la costa pozzallese. Alla piattaforma Vega A attualmente funzionante vorrebbero aggiungerne un’altra e aumentare i pozzi in produzione ma, se l’amministrazione comunale aveva prima detto no, adesso ci ha ripensato. Un cambio di rotta arrivato nonostante l’adesione alla campagna anti-trivelle di Greenpeace e non condiviso in pieno all’interno della stessa amministrazione.

Dopo aver sposato la campagna ambientalista «U mari non si spurtusa» realizzata lungo le coste siciliane – dove ci sono quasi la metà delle richieste di trivellazioni in tutta Italia – da GreenPeace pochi mesi fa, il Comune di Pozzallo guidato dal sindaco Luigi Ammatuna lo scorso 19 ha deciso di chiedere il divorzio dall’iniziativa. L’evoluzione del pensiero è legata ad una serie di incontri con i tecnici Edison. «La nostra iniziale e personale adesione alle tematiche di tutela delle risorse ambientali propugnata da Greenpeace  – si legge sul comunicato ufficiale dell’amministrazione di Pozzallo – è stata via via arricchita da approfondimenti personali e dimostrazioni tecnologiche fornite dai dirigenti e dagli ingegneri della Edison spa sulla base delle concessioni petrolifere rilasciate dal Ministero dell’Ambiente. Pertanto – conclude la nota – non ci sentiamo di aderire all’appello di GreenPeace».

Sembra proprio che i tecnici della società petrolifera siano riusciti a convincere l’amministrazione che oltre a sminuire le preoccupazioni per l’inquinamento dell’ambiente mette in campo anche l’aspetto economico, come motivo rilevante della questione. «Da più parti si è fatto notare che l’eventuale e auspicabile insediamento di base off-shore a Pozzallo potrebbe innescare un meccanismo virtuoso in termini economici e occupazionali molto considerati dalla pubblica opinione». Abbiamo cercato di contattare il sindaco per fare delle domande precise in merito, ma non ci siamo riusciti. Risulta infatti che le royalties pagate dalle società che già operano sono davvero poche. Per non parlare delle concessioni, le imposte o il canone annuo la cui normativa non è mai stata aggiornata e risulta essere ancora in lire. Come evidenziato nel rapporto Meglio l’oro blu dell’oro nero di Greenpeace, per le quattro piattaforme già attive in Sicilia nelle casse dello Stato e della Regione siciliana sono entrati appena 48.826 euro.

I rappresentanti in Italia di GreenPeace non hanno fatto attendere la loro risposta. Dopo aver assicurato il sindaco di aver tolto il comune di Pozzallo dalla lista dei firmatari della propria campagna contro le trivellazioni e per la tutela del mare del canale di Sicilia, non hanno dimenticato di definire «allarmante» il fatto che il comune di Pozzallo decida di riconsiderare la propria posizione rispetto alla problematica delle trivellazioni. «Tali porgetti, purtroppo – scrive al sindaco Giorgia Monti, responsabile della campagna mare della sezione italiana dell’associazione – oltre a minacciare in maniera inaccettabile il mare e le economie che da esso dipendono, non serviranno assolutamente né a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale, né a garantire occupazione locale».

Il procedimento adesso è in attesa di ricevere la valutazione di impatto ambientale e molte sono le voci che si sono alzate contro la decisione dell’amministrazione di centro sinistra. Anche il presidente del consiglio comunale e il suo gruppo politico di riferimento – Sel – si dicono contrari a questa scelta. «Al di là del mio ruolo istituzionale – afferma Gianluca Floridia – confermo il mio no convinto e quello del mio partito a nuove trivellazioni. Siamo convinti che esista un futuro sostenibile che non implichi un ricatto per l’ambiente». Riqualificazione degli impianti con energie rinnovabili e strutture per la comunità pozzallese: questo aveva chiesto Sel a Edison per trattare il proprio sì. Ma le «vaghe aperture» dell’azienda e la promessa di una «ricaduta economica sul territorio di circa 20 posti di lavoro veramente limitata» non hanno convinto i consiglieri. Per cercare di trovare altre soluzioni il prossimo fine settimana è previsto in Consiglio un incontro con i rappresentati dell’associazione ambientalista.

[Foto di Google maps]


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