Niscemi, non arriva l’acqua: aziende verso il fallimento Agricoltori chiedono di costruire da soli condotta idrica

Se nessuno costruisce i tubi per portare l’acqua, allora meglio provarci da soli. Stremati dalla mancanza del bene primario per far funzionare le loro aziende agricole e frustrati dal silenzio da parte degli enti competenti, un gruppo di piccoli produttori di Niscemi vorrebbe fare da sé, realizzando a proprie spese la condotta idrica. Ma neanche questo sembra essere possibile. «La tubazione si deve fare – spiega Francesco Giugno, uno dei giovani imprenditori della zona – dopo sei anni di siccità queste terre hanno bisogno di acqua, altrimenti come possiamo mantenere l’azienda attiva? Avere accesso all’acqua – sottolinea – mi permetterebbe di fare un piano aziendale, di assumere operai e quindi di contribuire all’incremento dell’occupazione». 

Sono passati sei anni da quando al Consorzio di Bonifica di Gela è giunta una formale richiesta di finanziamento da dieci aziende agricole niscemesi per la costruzione di una condotta idrica. Eppure tutto tace, l’acqua per irrigare continua a mancare, il livello di produttività a diminuire e con esso il tasso di occupazione e le prospettive di guadagno nel territorio. Inutili anche le riunioni con la Confederazione Italiana Agricoltori di Niscemi. È a questo punto che la rete di imprenditori – decisi a risolvere il problema – si è spinta fino all’estremo. In ultima istanza, infatti, alcuni di loro hanno proposto di assumersi le spese necessarie alla costruzione della tubazione (circa 250mila euro, dato stimato dai tecnici del consorzio), donando, di fatto, la struttura al consorzio. 

Ma anche di fronte a quest’ultima proposta gli enti competenti, dopo alcuni sopralluoghi, non sono passati ai fatti. L’opera, necessaria in un’economia in crisi e quasi esclusivamente agricola come quella niscemese, permetterebbe l’accesso all’acqua nei terreni della zona Costa Fredda, a nord del paese. Centocinquanta ettari coltivati a ortaggi, oggi resi improduttivi dalla siccità delle ultime stagioni e dall’inutilizzabilità della cisterna di riferimento nella zona (la vasca Maroglio). La realizzazione di questo progetto renderebbe invece possibile l’utilizzo di questa cisterna, che verrebbe riempita tramite un sistema di tubazioni che dalla diga Cimìa trasporterebbe centinaia di migliaia di metri cubi d’acqua fino all’area interessata. 

Nelle varie riunioni succedutesi nel corso di questi sei anni tra imprenditori ed enti (sindacali e provinciali), è stato valutato che il ritorno economico sarebbe molto importante. «Risolleverebbe l’economia di un intero paese», continua il giovane Giugno che sottolinea il rischio fallimento a cui tutte le aziende sono esposte: «Una delle aziende che aveva lanciato il progetto è già fallita. La situazione è sempre più allarmante, per questo mi sono detto che potevamo costruire e pagare noi la condotta, ma abbiamo bisogno delle autorizzazioni». Che invece non arrivano, se non in un caso isolato. Uno solo tra gli imprenditori coinvolti, infatti, è riuscito ad ottenere il lasciapassare necessario per realizzare una tubazione che porta l’acqua nella sua azienda. E tutti gli altri? Oltre alle richieste scritte, ci sarebbero stati incontri con l’ex direttore del Consorzio di Bonifica 5 di Gela, Vincenzo Caruso, con il capo del settore irrigazioni, Giuseppe Li Destri, e con il deputato regionale Giuseppe Arancio, che – prosegue Francesco – «si sono sempre interessati, ma senza arrivare mai ai fatti». 

Il sindaco di Niscemi Massimo Conti, sentito da MeridioNews, spiega di non essere a conoscenza delle richieste e delle proposte di questo gruppo di imprenditori, nonostante Giugno sostenga di averne fatto informale richiesta.


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