Niente soldi in cassa, 7.500 forestali restano a casa Lavoratori in piazza: «Presi in giro, accordi calpestati»

Neppure più un euro in cassa. La Regione siciliana ha finito i soldi e i 24mila forestali siciliani da stamani restano a casa. O per meglio dire in piazza, dove già da ieri hanno iniziato a far sentire la loro voce con blocchi stradali che hanno mandato in tilt la circolazione sulle principali arterie dell’Isola. Soprattutto a Enna. A Palermo lo stop riguarda 7.500 lavoratori, tra anti incendio e settore manutenzioni.

La sospensione per mancanza di fondi è stata comunicata ieri a Flai Fai e Uila dai dirigenti dell’Azienda foreste e le parti sociali sono già pronte alle barricate. Si parte stamani con un sit-in in piazza Indipendenza, davanti Palazzo D’Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana. E c’è da giurarci che per i palermitani sarà l’ennesima giornata di fuoco sul fronte del traffico.

«Il governo non ha rispettato per l’ennesima volta gli impegni presi e gli accordi sono stati puntualmente calpestati» spiega Tonino Russo, segretario della Flai Cgil di Palermo. Nelle casse della Regione mancano all’appello 88 milioni di euro. Fondi Cipe, frutto di una delibera che il governo Crocetta annuncia da settimane ma che ancora non è stata formalizzata. In attesa di quelle risorse nelle settimane scorse la Regione aveva anticipato 10 milioni di euro. «Soldi non sufficienti a garantire il completamento delle giornate dei lavoratori fino alla fine dell’anno» avevano avvertito i sindacati.

E così lo spettro della sospensione si è materializzato. Il problema riguarda in particolare i 78isti che hanno iniziato le loro giornate il 28 settembre e avrebbero dovuto terminarle il 31 dicembre. «Con questa interruzione non le completeranno mai. È un fatto gravissimo – spiega ancora Russo -. Non si è mai verificato nella storia della categoria che i forestali non effettuassero nemmeno le giornate minime previste dalla legge».

«I lavoratori – dicono i tre segretari generali della Flai, Fai e Uila, Salvatore Tripi, Fabrizio Colonna e Gaetano Pensabene – sono stanchi delle continue prese in giro e reputano grave e intollerabile che, mentre i già precari diritti dei lavoratori rischiano di essere definitivamente compromessi, l’unica attenzione della politica e della burocrazia sia quella rivolta alle alchimie di partito, trascurando gli interessi reali delle popolazioni e del territorio siciliano».

A rischio per i sindacati c’è «la tenuta economica e sociale» del territorio perché «i lavoratori sono esasperati». Senza contare che lo stop comporterà «gravi conseguenze» sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico. Da qui la richiesta delle parti sociali al governo regionale e a quello nazionale di «intervenire rapidamente per sbloccare la delibera del Cipe». In caso contrario, annunciano, la protesta andrà avanti ad oltranza.


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