Mozione di sfiducia a Schifani, firma anche Cateno De Luca ma bisognerà trovare 10 voti

Depositata oggi la mozione di sfiducia a Renato Schifani da parte delle opposizioni. Che Meridionews vi aveva anticipato qualche giorno fa. Una mozione articolata che mira a «esprimere la sfiducia al presidente della Regione Siciliana, ai sensi e per gli effetti delle vigenti norme statutarie e regolamentari». Intanto le opposizioni hanno fatto salire sul proprio scafo anche Cateno De Luca che, dopo aver definito questa operazione «solo una mossa propagandistica» e deciso di far partire una interlocuzione con Schifani, è ritornato sui suoi passi garantendo la propria firma.

Invitando il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, a «calendarizzare immediatamente in aula la mozione di sfiducia al presidente Schifani, prima dell’avvio del percorso sulla legge di stabilità. Sud Chiama Nord, come già detto, è pronta a votarla, in modo da arrivare a 26 voti che, lo ribadiamo, non bastano perché ne servono 36. E dunque, presentare una mozione di sfiducia sapendo di non avere i numeri per farla approvare è mera propaganda, totalmente all’opposto di ciò che serve in questo momento alla Sicilia».

La caccia ai dieci voti mancanti

Inevitabile che ora sia partita la caccia ai 10 voti mancanti. Basterebbero i franchi tiratori. Ma avranno il coraggio di apparire a volto scoperto? Ora sarà necessario attendere i tempi tecnici, e le volontà della maggioranza, per giungere in aula. La prossima seduta, la 216, è calendarizzata per il 9 dicembre. Con un ordine del giorno strettissimo. Si dovranno affrontare i tempi relativi al Bilancio di previsione della Regione Siciliana per il triennio 2026/2028” (n. 1029) e della Legge di stabilità regionale per il triennio 2026/2028 (n. 1030). Oggi priorità assoluta perché, in caso di non approvazione nei tempi previsti, si rischiano conseguenze come l’impossibilità di operare sul piano finanziario, la sospensione dei pagamenti e l’eventuale commissariamento, anche se la legge di bilancio regionale ha un valore diverso dalla legge di stabilità nazionale.

La Regione deve rispettare i propri termini di approvazione, che si discostano dalla legge nazionale e prevedono una speciale procedura di legge che stabilisce i principi contabili generali e i principi contabili applicati. Mancando, nell’ordine del giorno, il punto Varie ed eventuali, la discussione in aula sarà blindata e quindi il presidente Galvagno avrà gioco facile per rimandare alle calende greche, ossia dopo il voto definitivo a legge di Stabilità e Bilancio di previsione. Come a dire «ci vediamo dopo la Befana». Anche se, da voci di corridoio, apprendiamo che non è escluso che si anticipi la riapertura dell’Ars per convocare una seduta straordinaria per il 2 dicembre. Con il cenone dell’Immacolata che ancora si aggira nello stomaco.


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