Momenti di fede o fede del momento?

Finalmente sono iniziati i mondiali di calcio. E tutta Italia si è acquietata. Il caos incombeva su ogni mezzo d’informazione: quotidiani, settimanali, programmi televisivi e radiofonici, persino i telegiornali agitavano le masse diffondendo buone o cattive notizie sullo stato di salute, sull’adeguata preparazione atletica e soprattutto sulla necessità di allontanare o meno le compagne o le possibili compagnie femminili dai calciatori della Nazionale. E nonostante l’attesa sia finita, i tifosi affrontano un ulteriore lacerante quesito: riusciranno i nostri eroi a non essere sconfitti prima di arrivare agli ottavi di finale?
A chi come me in questi giorni si sente come un ateo a Città del Vaticano, devo annunciare la catastrofe: il nostro calvario non è giunto al termine, anzi; è solo un assaggio di quel che ci aspetterà questa settimana. La Rai ha addirittura attivato il conto alla rovescia durante gli intermezzi pubblicitari per l’intero mese di maggio, tanto da suscitare in me il timore di un’imminente apocalisse. I telegiornali continuano imperterriti ad elargire, in apertura, informazioni riguardanti classifiche, schemi di gioco, ansie e paure sulle prossime partite, e poco importa se i fratellini pugliesi non sono stati ancora trovati; il servizio inerente la loro scomparsa verrà subito dopo aver aggiornato con buone nuove i trepidanti tifosi italiani.
Anche gli spot pubblicitari, già di per sé molesti, potenziano la loro pesantezza al cubo: giocatori che sponsorizzano qualsiasi prodotto, dall’acqua minerale ai telefonini, alimenti scelti dalla nazionale italiana di calcio per un corretto ed equilibrato nutrimento, attento al fabbisogno calorico giornaliero. Ma le grandi marche sono convinte che se Gattuso mangia la loro pasta e beve la loro acqua automaticamente tutti gli italiani seguiranno l’esempio di ‘Ringhio’, spinti dal grande amore che provano per la madrepatria? E, ciliegina sulla torta, se l’Italia trionfa ai mondiali, puoi vincere un televisore! Evidentemente le aziende italiane non sono fiduciose sul probabile buon esito del quadriennale appuntamento calcistico, e neanche lo sperano…
A proposito di patriottismo, conosco molti individui che non seguono il calcio “minuto per minuto”, ma ogni quattro anni rimangono incollati davanti ad un televisore per più di un’ora e mezza, benché non riescano a capire quel che succede sul campo di calcio, ostentando a destra e a manca il proprio amor patrio, e sgolandosi per un gol segnato dai loro beniamini, esaltano e rinvigoriscono l’unità nazionale. Ed è proprio vero: il calcio unisce. Il sud ed il nord, i “terroni” e i “polentoni” celebrano insieme, una volta ogni quattro anni, l’orgoglio per gli azzurri che, lontani dai propri confini, cercano di farsi valere in nome dell’Italia. Ma perché questo benedetto orgoglio esce fuori solo in occasione dei mondiali o delle Olimpiadi? Perché quando ci sono persone che possono renderci fieri di essere figli di Michelangelo e nipoti di Leonardo, ricercatori, medici, scienziati, ma anche pittori, scultori, architetti e scrittori, il popolo sembra non farci caso? Perché, questi “cervelli” devono fuggire? E ancora, per quale ragione una volta all’estero viene chiesto loro di tornare, non avendo dato loro né la giusta importanza né i fondi necessari per realizzare imprese degne di nota?
Ritornando al tema centrale, ovvero l’intontimento dei rappresentanti del sesso maschile davanti alle partite della nazionale, mi viene da condividere con il resto delle appartenenti al sesso femminile non poche perplessità. Non so voi, mie care “vedove da calcio” (questa associazione esiste davvero ed è nata di recente, cercansi nuove iscritte…), ma osservando attentamente gli uomini compresi in una fascia d’età tra i sei e gli ottant’anni, continuo a non capire l’estasi mistica da cui sono colti dopo le 20.30. Sembra proprio che abbiano visto la Madonna, o una donna paurosamente bella, tanto sono scioccati. E invece fissano inebetiti i polpacci di Totti. Ma la cosa ancora più grave, mie comari di sventura (calcistica, s’intende), è l’inaspettato tradimento da parte di alcune nostre compagne, che restano al fianco dei loro uomini. Questa nuova febbre sta contagiando molta più gente rispetto alle mie previsioni; anche gli insospettabili sono diventati nuovi adepti di una setta che continua a raccogliere consensi, nonostante le intercettazioni telefoniche, Moggi, Giraudo e la dolce masnada “calciopolese” che ha quasi intaccato la benevolenza dei fedeli. Gli uomini restano inchiodati alle loro postazioni e fremono aspettando il calcio d’inizio; le donne, accanto ai loro mariti, fidanzati, fratelli e padri, un po’ per spirito da crocerossine (chi prepara i panini o la pizza da mangiare davanti alla tv?) ma anche perché la “febbre” ha contagiato anche loro e ormai si è cronicizzata. E le città sono deserte, salvo pochi bar dove si riuniscono gli aficionados da tanti anni.
Ed io, tra di voi, a vedere e rivedere “Nuovo Cinema Paradiso”…

 


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