Migranti, governo firma divieto d’ingresso per nave ong Al largo della Libia altro naufragio. «Ci sono tanti morti»

Dopo Matteo Salvini, anche la ministra della Difesa Elisabetta Trenta e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli hanno firmato il divieto d’ingresso nelle acque italiane per la nave Eleonoreche ha salvato oltre un centinaio di persone nel Mediterraneo.

Questa mattina il primo a esprimersi sul caso dell’imbarcazione battente bandiera tedesca, utilizzata dalla ong Lifeline era stato il capo del Viminale. Salvini, la cui permanenza al ministero degli Interni potrebbe essere agli sgoccioli nel caso in cui M5s e Pd trovassero la quadra per la formazione del nuovo governo, ha ribadito la linea dura adottando le norme incluse nel decreto Sicurezza bis, di recente divenuto legge.

La Eleonore era intervenuta per salvare le persone che si trovavano a bordo di un gommone, che stava affondando al largo della Libia. Nel corso delle operazioni di soccorso l’equipaggio – stando a quanto riportato da Alarm Phone – sarebbe stato minacciato dalle autorità libiche.

Intanto sempre da Alarm Phone, progetto che ha creato una linea telefonica diretta e autorganizzata per rifugiati in difficoltà nel Mediterraneo, arriva la notizia di un altro presunto naufragio al largo della Libia. «La notte scorsa alle 3.30 circa, siamo stati contattati da una barca al largo della Libia – scrivono su Twitter -. A bordo circa cento persone. Partiti da Al Khums tre ore prima, erano in grave pericolo. Urlavano e piangevano, dicendo che alcuni di loro erano già morti. Abbiamo tentato di ottenere la posizione gps, ma i naufraghi erano nel panico e non sono riusciti a comunicarla. La barca era molto vicina alla Libia, e non abbiamo potuto fare altro che informare le autorità in Libia e in Italia. Temiamo che nessuno sia andato a soccorrerli». 

Successivamente Alarm Phone ha aggiornato la situazione comunicando che «alle 13 abbiamo parlato con le autorità della Libia. Ci hanno detto di aver trovato il luogo del naufragio e circa 90 persone, molte delle quali sono morte, non sappiamo ancora quante. Queste morti sono tua responsabilità, Europa. Le tue politiche di deterrenza uccidono».


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