Messina, torna l’acqua ma scatta allarme per l’autunno Protezione civile: «Con terremoto, città resta a secco»

Si sono conclusi nella tarda serata di ieri i lavori sulla condotta idrica di Fiumefreddo che porta l’acqua a Messina. Un intervento programmato per tempo e annunciato con largo preavviso alla popolazione per non trovarla impreparata. Alle 8 di ieri mattina è stata chiusa la distribuzione idrica per consentire agli operai di sostituire a Portella San Giorgio, in territorio di Calatabiano, un tratto di circa 60 metri della condotta. Alle 20.40 l’acqua è tornata a scorrere verso i serbatoi di Messina. Ma i problemi potrebbero essere soltanto rinviati. 

Stamattina Leonardo Termini, presidente dell’Amam, l’azienda acque peloritana, ha ribadito come tutto sia andato bene e che grazie alla programmazione di questo intervento la città non abbia patito alcuna crisi. «Poteva diventare una crisi, perché la condotta era molto ammalorata, ma non abbiamo perso tempo e abbiamo agito – spiega Termini –. I terreni sui quali si posa l’acquedotto di Fiumefreddo sono argillosi. Avevamo già effettuato 17 interventi per coprire le fessure che si erano aperte lungo la tubazione proprio a causa della corrosione dovuta alla composizione chimica del terreno. Adesso dovremo creare dei letti di pietra per evitare che le piogge provochino altri problemi». 

La conferenza stampa di oggi è servita anche a fare il punto sullo stato degli altri fronti dove sono emerse criticità dell’acquedotto di Fiumefreddo. «L’autunno sta per arrivare – ha ribadito il presidente dell’Amam – siamo in pericolo sia a Calatabiano sia a Forza D’Agrò. È giusto che la città lo sappia». Per mettere in sicurezza l’acquedotto che si estende per oltre 70 chilometri servono sei milioni di euro. Soldi che non sono a disposizione dell’azienda di viale Giostra. «Abbiamo depositato il progetto di mitigazione della vulnerabilità alla Regione ed è stato inserito nel Masterplan (il patto con il governo nazionale contenente i più importanti progetti da finanziare ndr). Ma per quanto riguarda Calatabiano ha tutto in mano la protezione civile regionale. Se non viene messo in sicurezza quel fronte roccioso, non possiamo stendere la condotta che porta l’acqua in città». Il progetto è stato approvato. Costa un milione e 700mila euro. «Ma non sono stati ancora reperiti tutti i fondi necessari per andare al bando», conclude Termini, sottolineando pero che «i tubi in kepler dovevano essere provvisori, e di mesi ne sono già passati dieci». 

La protezione civile regionale dal canto suo, tramite il dirigente generale Calogero Foti, si sta muovendo. «Ho convocato per il 29 agosto una conferenza di servizi per l’acquisizione dei pareri e delle autorizzazioni necessarie – spiega –, ma bisogna capire che il problema di Messina non è Calatabiano. L’ho già detto più volte: occorre cambiare sistema di distribuzione idrica. Ho evidenziato la necessità di redigere uno studio approfondito e accurato sullo stato della condotta che ha mostrato a tutti in questi mesi la sua fragilità». Foti sottolinea come non sia possibile che Messina debba approvvigionarsi idricamente da Fiumefreddo e nemmeno dalla condotta Alcantara. «In questi mesi si sarebbe dovuto pensare a promuovere studi per rendere Messina indipendente da queste due fonti – spiega -. Se dovesse accadere quanto successo tra il Lazio e le Marche ieri, a Messina si resterebbe senza acqua. Occorre individuare fonti alternative nel territorio della città. Ma anche razionalizzare il consumo. Si perde circa il 50 per cento dell’acqua che arriva. I serbatoi dovrebbero essere collocati in posti diversi per servire meglio le esigenze della popolazione». 

Su questo aspetto è tornato anche l’assessore del Comune di Messina Sergio De Cola, presente in conferenza stampa. «Abbiamo uno studio che ha evidenziato i problemi lungo i 70 chilometri di Fiumefreddo. Da tre mesi è in corso quello per reperire fonti d’acqua alternative sul territorio messinese. Infine con l’università di Messina stiamo portando avanti degli studi per la razionalizzazione e il miglioramento della distribuzione in città». Per quanto riguarda Calatabiano e acquedotto dell’Alcantara ribadisce: «Non si tratta di voler essere polemici o attribuire ritardi o colpe, ma il nostro interlocutore nel primo caso è la protezione civile regionale. E stiamo seguendo i loro consigli. Lo dimostrano questi studi e i numerosi solleciti che abbiamo fatto anche per la conduttura dell’Alcantara. Questa rappresenta una fonte alternativa da cui approvvigionarsi in caso di emergenza, ma lo sarà solo quando Siciliacque eseguirà i lavori per rimuovere la frana che blocca la condotta ad Alì. Ci avevano detto che li avrebbero fatti entro aprile. Il progetto è stato approvato a luglio. La data di apertura del cantiere è slittata a settembre. Il 10 agosto abbiamo chiesto durante un incontro con la protezione civile che fossero loro a sollecitare questi lavori. Non cerchiamo lo scontro con nessuno. Vogliamo solo il bene della città», conclude. 

Intanto tra un mese ci sarà un nuovo stop all’erogazione idrica. Ci vorranno tre o quattro giorni per mettere in sicurezza la condotta dell’acquedotto all’altezza di Forza d’Agrò.


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