Messina Denaro atteso in videocollegamento nel processo sulle stragi

Nell’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta si aspetta di capire se Matteo Messina Denaro si collegherà in videoconferenza di con l’aula dove si sta celebrando il processo d’appello al boss, già condannato all’ergastolo in primo grado con l’accusa di essere mandante delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Potrebbe essere la prima volta in un’aula giudiziaria dell’ormai ex superlatitante. Il collegamento video con il carcere de L’Aquila (in Abruzzo), dove si trova detenuto al regime di 41bis, è stato già attivato. Al momento, però, la sedia dove dovrebbe sedersi l’imputato è vuota. Anche il presidente della Corte d’Assise ha detto di non sapere se Messina Denaro parteciperà all’udienza. Il boss stragista, catturato lunedì dopo trent’anni di latitanza, ieri ha avuto anche il primo colloquio con il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia.

Non è chiaro ancora se il secondo covo dell’ultimo periodo di latitanza di Matteo Messina Denaro, individuato ieri nel centro di Campobello di Mazara in via Maggiore Toselli – sia il luogo in cui il capomafia ha nascosto il suo tesoro e forse anche quello del boss corleonese Totò Riina. Al momento, nella stanza blindata a cui si accede dal fondo scorrevole di un armadio, sono stati trovati gioielli (in particolare collane e bracciali), argenteria e pietre preziose di dimensioni consistenti. Mentre si attende una perizia per accertarne l’autenticità e il valore, si continuano a cercare i documenti, i pizzini e i soldi. Questo bunker – a cui gli investigatori sono arrivati grazie all’analisi di alcuni dati catastali – è del 70enne Errico Risalvato, che è stato indagato e poi assolto nel 2001 dall’accusa di associazione mafiosa ma ritenuto vicino al capomafia di Castelvetrano. L’uomo è anche il fratello di Giovanni Risalvato, imprenditore di calcestruzzi che ha scontato una condanna a 14 anni per mafia e adesso è libero.

E continuano le ricerche anche nell’altro covo, il primo a essere stato individuato e perquisito in vicolo San Vito sempre nella cittadina del Trapanese, ad appena 300 metri dall’altro. I rilievi scientifici sono stati affidati al Ris di Messina per analizzare l’eventuale presenza di tracce biologiche e impronte digitali. L’attenzione degli investigatori è puntata anche sugli immobili di proprietà di Andrea Bonafede, il geometra che ha prestato la propria identità all’ex superlatitante. Questa mattina è stata sequestrata anche una casa di proprietà della mamma di Bonafede, all’angolo tra la via Marsala e la via Cusmano, sempre a Campobello di Mazara. L’appartamento, che si trova al pian terreno e ha due ingressi, da tempo è disabitato. La donna, infatti, vive nella casa di Tre Fontane insieme a una delle figlie. 

Intanto è emerso che entrambi gli appartamenti usati da Matteo Messina Denaro, almeno per gli ultimi sei mesi che ha vissuto da latitante, si trovano a un centinaio di metri da un bar di Campobello di Mazara (estraneo a ogni indagine) che è considerato il luogo dove si sarebbero incontrati gli uomini di fiducia del boss stragista che è stato latitante per trent’anni. Un dato che emerge dall’inchiesta Hesperia che, l’anno scorso, ha portato in carcere 35 persone ritenute la rete di protezione di Messina Denaro. Negli atti delle indagini sono finiti anche i video registrati degli incontri tra alcuni fedelissimi del boss che si incontrano sul marciapiede davanti al bar.


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