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Le questioni di famiglia a Corleone: «Sei figlio di mafiosi, non puoi fare il carabiniere»

«Ti ho detto che fino a quando sono in vita, chi fa male a te fa male a me. Chiunque, nel paese, pure che è il carciofo numero uno (il primo cretino, ndr), non può fare del male a te se non me lo dice a me!». Una sorta di Finché morte non ci separi che, però, va oltre la formula tradizionale della promessa di matrimonio. La usa con la compagna Mario Gennaro, agricoltore, imprenditore vitivinicolo e indagato nell’inchiesta sulla mafia rurale a Corleone, nel Palermitano. Considerato dai magistrati un mafioso con una lunga militanza in Cosa nostra, è alla sua famiglia che pensa innanzitutto. Quando, alla fine di marzo del 2022, propone alle compagna e alle sue due sorelle la propria «garanzia», ovvero la protezione, per dei terreni che possiedono in una contrada di campagna.

La protezione per i terreni della compagna

Un’idea che gli viene in mente dopo avere interloquito con uno «scienziato». Un appellativo ironico con cui Mario Gennaro si riferisce a uno stupido interessato a quei terreni. «Ci devi stare lontano da là!». Così avrebbe bloccato ogni intenzione. Di cui aveva informato anche Mario Grizzaffi, il nipote di Totò Riina. Anche perché lo scienziato non è distante dal loro giro. Circostanza che stupisce la compagna di Gennaro: «Fra di voi non ci dovrebbero essere queste cose, se proprio la dobbiamo dire tutta. Perché ci dovrebbe essere una regola per tutti». Un ragionamento con cui, almeno in teoria, Gennaro concorda. Anche se poi, in pratica, «le regole sono come conviene a noi!». Una convenienza criticata dalla donna. «Ah, e allora è finita tutta la grande famiglia, tutto il grande discorso. Ognuno fa per come ci pare e piace. A che serve avere certi criteri?». Una domanda retorica dopo la quale la donna sembra rifiutare l’invito alla protezione da parte del compagno: «Tu garantisci a te stesso, non garantisci a me». Ma ecco arrivare la rassicurazione: «Io sono già garantito. E tu, collegata a me, già sei garantita pure automaticamente».

Come vendicare il cugino tradito dalla moglie

E non è il solo collegamento a cui una garanzia sembra fornita in modo quasi automatico. «Una notte siamo andati a prendere un trattore piedi piedi. E siamo andati a sfondare il negozio a quello con tutto il trattore». Da vendicare c’è un cugino incensurato che è stato tradito dalla moglie. Mario Gennaro racconta l’episodio nei minimi dettagli alla compagna. Il trattore, preso in prestito a «un amico nostro», viene usato per sfondare la vetrina del negozio di parrucchiere dell’amante della moglie del cugino. Che si trova proprio nella stessa strada dove il parente vive a Corleone. «Mi sono messo il casco», dice quasi a voler rassicurare la donna, di avere usato la protezione necessarie mentre era alla guida del trattore. Cugino vendicato, ma la vicenda non finisce qui.

Per Mario Gennaro i conti non sono ancora chiusi. Così minaccia un uomo che avrebbe insultato il cugino dandogli del «cornuto» alla villa davanti a tutti. «Francé, lo devo dire a tuo padre o questa cosa la chiudiamo qua?». L’interlocutore chiede di lasciare il padre fuori dal discorso. «E allora ascolta: se lei ti inquieta (ti stuzzica, ndr) o non ti inquieta a me non interessa. Ma metti anche che ti inquieta lei, tu ti devi girare dall’altra parte. Perché la prossima volta ti faccio più mollo (più debole, ndr) se succede una cosa di queste». Sarà la minaccia di andare a parlare con il padre o quella di farlo più mollo, ma la risposta dell’uomo è lapidaria: «Io non faccio più niente!».

Il figlio di mafiosi non può fare il carabiniere

Sulle doti di persuasione di Mario Gennaro non ci sono dubbi. A conferma c’è anche l’episodio in cui fa cambiare idea sul futuro professionale a suo figlio. «Insegnami a fare lo sbirro papà!». Manco la pronuncia subito la parola incriminata Mario Gennaro e calca sul punto interrogativo: «Insegnami a fare? Ti vuoi insegnare a fare lo sbirro con tuo padre, stronzo!?». Sarà quell’ultimo aggettivo a fare venire in mente al ragazzo che qualcosa non quadra nella richiesta appena fatta al padre. «Non ci posso diventare carabiniere? Dici no?». Qui la conversazione si fa concitata, le voci si accavallano, ma una frase è chiara: «Carabiniere tu non ci potrai diventare mai. Perché sei figlio di mafiosi». Pare non esserci altra alternativa, tanto che il ragazzo, tra le risate di tutto il nucleo familiare, decreta di avere raccolto l’eredità: «E allora io faccio il mafioso!».


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