Malattie infettive, giornata di informazione per i detenuti del carcere di San Cataldo

La salute dei cittadini anche dietro le sbarre perché le malattie infettive non conoscono barriere. Grazie al contributo incondizionato di Gilead Sciences e all’organizzazione di AJS connection, i detenuti del carcere di San Cataldo hanno partecipato ad una giornata di sensibilizzazione sulla tematica. Appuntamento fortemente voluto dalla direttrice della struttura di reclusione, Francesca Fioria, e che è stato supportato da esperti e medici come il professore Antonio Mistretta, coordinatore delle attività scientifiche della Presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità e docente di Igiene presso l’Università di Catania, dalla dottoressa Daniela Segreto, direttore dell’Ufficio Speciale Comunicazione per la Salute dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana, dal professore Giovanni Mazzola, primario Malattie Infettive all’Ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, dal dottore Francesco Santocono, docente di Diritto Sanitario all’Università “Giustino Fortunato” di Benevento e Responsabile dell’unità Comunicazione Istituzionale Arnas Garibaldi di Catania.

Circa ottanta i detenuti che hanno partecipato e seguito, con estrema attenzione, il cortometraggio dal titolo “Io e Freddie – Un Specie di Magia” sulla questione Aids. Una tematica particolarmente interessante anche alla luce dei dati emersi dalle recenti statistiche: nelle carceri italiane un’elevata percentuale di soggetti ha una malattia infettiva (epatite, Hiv, tubercolosi, sifilide) e, uno su tre non è consapevole del proprio stato di salute. L’infezione da Hiv e le epatiti sono ampiamente diffuse, con prevalenze che possono arrivare fino a dieci volte rispetto a quelle rilevabili nella popolazione generale a seconda della composizione demografica presente negli Istituti penitenziari. Inoltre, recenti studi hanno evidenziato che il virus dell’HIV e delle epatiti sta progressivamente perdendo quella caratterizzazione terrorizzante che aveva assunto negli anni Ottanta e Novanta.

«Questo seminario – ha detto la direttrice Fioria – si inserisce nel nostro percorso annuale che punta alla formazione e all’informazione come trampolino di lancio verso l’esterno poiché le persone che si trovano qui hanno un fine pena breve e quindi saranno presto libere. La convivenza forzata in un luogo chiuso ci porta ad avere paura, fatto però che è spesso causato dalla mancanza, o sbagliata o sommaria, conoscenza dell’argomento. Oggi si è realizzata una bellissima opportunità per poter dissolvere questa paura».

La giornata, quindi, all’interno della casa di reclusione ha stimolato maggiore consapevolezza dei pericoli ma anche provato a superare le paure. «Un momento importante – ha precisato Francesco Santocono – perché fra i tanti posti nei quali è stato presentato il mio film, con un nuovo modo di fare comunicazione in sanità, qui si sente più forte il contatto umano con una valenza ancora più significativa».

Ad incrementare il valore educativo e conoscitivo dell’incontro sono stati pure il dottore Giuseppe Sportato, specialista in Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, la dottoressa Valentina Botta dell’ufficio Speciale “Comunicazione per la Salute” Assessorato della Salute della Regione Siciliana e il dottore Alfonso Cirrone Cipolla, dirigente medico dello staff Direzione Sanitaria Aziendale ASP Caltanissetta e direttore sanitario del Presidio Ospedaliero “Suor Cecilia Basarocco”. Parole e spiegazioni per illustrare le origini, le manifestazioni, le cure e la corretta prevenzione evitando così di essere contagiati.


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