Mafia, affari comuni lungo l’asse Palermo-Trapani Una rapina per finanziare la latitanza di Messina Denaro

La rapina era servita per finanziare la latitanza dell’ultima primula rossa, Matteo Messina Denaro. Ma l’assalto del novembre del 2013 al deposito di una ditta di spedizioni di Campobello di Mazara nel trapanese, che aveva fruttato 100mila euro, aveva confermato anche la forza dell’asse Trapani-Palermo. Progetti criminali comuni tra le famiglie mafiose di Bagheria, Castelvetrano e Corso dei mille, per alimentare le casse di Cosa nostra, su cui i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani avevano già fatto luce con l’operazione Eden 2. In carcere il 19 novembre del 2014 erano finite 14 persone, tra cui Girolamo Bellone, 37 anni, nipote acquisito del superlatitante trapanese. Per gli investigatori era lui l’ultimo ambasciatore del super boss.

Stamani all’alba altre quattro persone sono finite in carcere. I militari hanno eseguito altrettante ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip di Palermo su richiesta della Procura distrettuale antimafia. Gli arresti sono scattati per quattro soggetti, ritenuti dagli investigatori, «affiliati alle famiglie mafiose di Bagheria e Corso dei Mille». Sarebbero loro ad aver pianificato ed eseguito la maxi rapina alla ditta un tempo di proprietà dei mafiosi di Brancaccio e oggi sotto amministrazione giudiziaria. I locali, infatti, erano di proprietà della Ag Trasporti, una Srl sequestrata perché riconducibile all’imprenditore palermitano Cesare Lupo, arrestato con l’accusa di essere prestanome dei fratelli Graviano. Il colpo pensato dai mafiosi di Bagheria fu autorizzato da quelli di Castelvetrano e le telecamere dell’impianto di sorveglianza ripresero l’assalto. In quattro armati e con le pettorine della Polizia fecero irruzione nella ditta, razziarono denaro contante e merce. 

Le indagini hanno fatto emergere il ruolo di Giorgio Provenzano, ritenuto dagli inquirenti esponente di spicco del mandamento di Bagheria. Fu lui, su richiesta di Ruggero Battaglia, finito in manette un anno fa nell’ambito del blitz Eden 2 a coinvolgere nella rapina, tramite Francesco Guttadauro, la famiglia mafiosa di Castelvetrano. Per gli investigatori del Ros e del Comando provinciale dei carabinieri di Trapani Provenzano si preoccupò anche di reperire le auto e le pettorine della polizia da usare durante l’assalto e fissò le modalità di spartizione del bottino tra le famiglie di Bagheria, Castelvetrano e Corso dei Mille. Insieme a lui le manette sono scattate per Michele Musso e Domenico Amari, due dei rapinatori che parteciparono alle fasi organizzative ed esecutive del colpo, e Alessandro Rizzo, che si occupò della vendita della merce trafugata. Per tutti l’accusa, a vario titolo, è di rapina e ricettazione aggravate dalle finalità mafiose

«L’operazione – dicono gli inquirenti – si inserisce nel quadro della complessa manovra finalizzata alla cattura di Messina Denaro, al progressivo depotenziamento dei sui circuiti criminali e depauperamento delle risorse economiche». «Il latitante ha bisogno di sostentamento ed è chiaro pure che Cosa nostra ha bisogno di fondi per andare avanti» spiega al Gr1 il colonnello Stefano Russo, comandante provinciale dei carabinieri di Trapani. Casse sempre più a secco ed esigenze sempre più pressanti. Perché da mantenere ci sono le famiglie dei detenuti e da finanziare gli spostamenti del superboss.

Un nuovo colpo a Cosa nostra per stringere ancora di più il cerchio attorno al capo dei capi. Le indagini spiegano i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani documentano «un accordo tra le principali articolazioni di Cosa nostra per la gestione di affari criminali comuni». Un asse Palermo-Trapani che resiste nonostante i blitz e gli arresti. 

Le foto degli arrestati:

Alessandro Rizzo

Giorgio Provenzano

Michele Musso

Domenico Amari

Il video dell’arresto:


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