«Ma quale buco della sanità! Il buco è della Regione» Franco Piro racconta il mega deficit di 5 miliardi di euro

Ogni tanto, quando i numeri del Bilancio regionale si incasinano, andiamo da Franco Piro per farci raccontare che succede. Ex parlamentare regionale, già assessore regionale al Bilancio, già parlamentare nazionale, Piro non è soltanto una figura storica della sinistra siciliana: è anche – anzi, soprattutto – un politico che i conti della Regione li conosce bene. 

Siccome abbiamo cominciato a leggere sui giornali del buco dell sanità siciliana – cosa che a noi non convince affatto – siamo andati da lui per farci raccontare come stanno le cose, visto che, su tale delicata materia, governo e Ars non la raccontano giusta.

Allora c’è o non c’è il buco della sanità?

«Ma quale buco della sanità! La sanità siciliana non ha prodotto alcun buco. E’ la Regione che ha prodotto un buco di oltre 5 miliardi di euro non erogando alle Aziende sanitarie provinciali (Asp) e alle Aziende ospedaliere questi soldi». 

Possiamo raccontare come stanno veramente le cose? Anche per fare chiarezza. Sa, abbiamo il dubbio che governo e Ars vogliano approfittare di questa bugia del buco della sanità siciliana, fatta passare per spendacciona, per tagliare altri posti letto e ospedali.

«Ripeto: nella sanità siciliana, oggi, non c’è alcun buco. I buchi ci sono stati. E sono cominciati nel 2001, con Totò Cuffaro presidente della Regione. Sette, otto anni di gestioni dissennate. Tanto che, nel 2008, c’è stato bisogno del Piano di rientro. Quello del 2008 era un buco finanziario vero. Per fronteggiarlo, la Regione ha chiesto un prestito di 2,6 miliardi di euro».  

E per pagarlo ha aumentato ai massimi livelli le aliquote Irpef e Irap. 

«Già. Ma, ribadisco, era un buco vero».

E i 606 milioni di euro che la Regione ha pagato lo scorso maggio con il mutuo da quasi un miliardo di euro?

«Anche quelli erano debiti contratti da Asp e Aziende ospedaliere dal 2008 ad oggi. Una volta pagati questi 606 milioni di euro, il sistema sanitario pubblico della Sicilia non ha più debiti».

E da dove spuntano, adesso, questi 5 miliardi di euro? 

«Questi, lo dico ancora una volta, sono soldi che la Regione avrebbe dovuto erogare ad Asp e alle Aziende ospedaliere. Mancate erogazioni che si sono accumulate negli anni. Sono proprio tali mancate erogazioni ad aver prodotto questo enorme buco finanziario. Ma sono debiti della Regione verso il proprio sistema sanitario».

Dove sono finiti questi 5 miliardi? Glielo chiediamo perché né la presidenza dell’Ars, né la commissione Bilancio e Finanze, né la commissione Sanità – sempre con riferimento al Parlamento dell’Isola – l’hanno chiesto al governo di Rosario Crocetta.

«Che le debbo dire? Li avranno utilizzati per altre finalità».

Ma i cittadini siciliani hanno o no il diritto di sapere, per filo e per segno, che fine hanno fatto questi 5 miliardi?

«Certo che hanno il diritto di saperlo».

Andiamo avanti. La Regione, per alcuni anni, non eroga tutte le somme previste dalla legge. Asp e Aziende ospedaliere si indebitano con le banche e nessuno sa nulla. Poi, però, succede qualcosa che fa venire fuori gli altarini. Che cosa succede?

«Succede che, nel 2013, una legge nazionale stabilisce che le Regioni debbono erogare ai propri sistemi sanitari almeno il 90 per cento dei soldi per la sanità che ricevono dallo Stato. E stabilisce, inoltre – è il caso della Sicilia – che le Regioni che finanziano con proprie risorse la sanità debbano versare almeno il 90 per cento delle risorse previste».

Questo costringe la Regione a fare chiarezza.

«Praticamente sì».

Possiamo fare anche noi chiarezza su quanto costa la sanità in Sicilia ogni anno e su quanto, effettivamente, questo settore costa ai siciliani? 

«In effetti, su questo punto si fa ancora un po’ di confusione. La sanità, in Sicilia, costa 8 miliardi e mezzo all’anno circa. La Regione siciliana mette 4,3 miliardi di euro circa. Lo Stato 2,4 miliardi di euro circa. Il resto arriva con l’Irap, a parte 316 milioni di euro che sono il frutto delle maggiorazioni delle aliquote Irap e Irpef». 

Quindi lo Stato non contribuisce con il 50 per cento di 8 miliardi e mezzo? 

«Assolutamente no». 

Quindi il debito della Regione con Asp e Aziende ospedaliere si è accumulato perché, per un certo numero di anni, la stessa Regione ha erogato, ogni anno, solo una parte degli oltre 4 miliardi di euro?

«Per l’appunto».

E le Asp e le Aziende ospedaliere, ogni anno, si indebitavano con le banche tesoriere.

«Così dicono». 

Il Governo dice che, fino al 2011, i debiti della Regione verso il sistema sanitario ammontavano a 2 miliardi di euro. Come si arriva a 5 miliardi?

«Mettendoci dentro le risorse finanziarie che la Regione non ha erogato alle strutture sanitarie nel 2012 e, soprattutto, nel 2013 e nel 2014». 

Ma è vero che sono più di 5 miliardi? Dicono che l’assessore Baccei avrebbe detto all’onorevole Mario Alloro che i debiti ammontano a 5 miliardi e 600 milioni di euro. Sarà vero?

«Questo lo dovrebbe chiedere all’assessore Baccei o all’onorevole Alloro».  

Pur conoscendo lo stato dei conti della Regione, il presidente Crocetta ha rinunciato, per i prossimi quattro anni, agli effetti di una sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe portato nelle casse della Sicilia un sacco di soldi. Le sembra una cosa seria?

«Ho criticato questa scelta. L’ho fatto all’assemblea del Pd e in altre sedi. Tra l’altro, il presidente Crocetta ha negoziato princìpi che non sono negoziabili. E l’ha fatto senza una delibera di giunta e senza l’autorizzazione del Parlamento siciliano».

Per avere in cambio che cosa dal Governo Renzi?

«Mi sembra 550 milioni di euro – che peraltro sono già soldi nostri – e un alleggerimento del Patto di stabilità».

A proposito, questi 550 milioni di euro – che sono soldi già nostri – sono arrivati? 

«Questo non lo so. Dovrebbe chiederlo all’assessorato all’Economia».

Ma almeno il Patto di stabilità è stato alleggerito? 

«Non mi risulta. E’ stato solo inasprito un po’ meno». 

Insomma questo accordo siglato da Crocetta con il governo Renzi è tutto a perdere per la Sicilia?

«Io posso parlare di quello che abbiamo fatto noi alla fine degli anni ’90. Abbiamo chiuso il contenzioso facendo rifinanziare con 2mila e 200 miliardi di vecchie lire l’articolo 38 dello Statuto. E poi altri 500 milioni di lire. Nel complesso, portammo nelle casse della Regione oltre 3mila miliardi. Più mille miliardi di lire di imposte». 

Ora il governo Crocetta vorrebbe indebitare i siciliani di altri 2 miliardi di euro.

«Non c’è una strategia. L’attuale governo non ha una strategia finanziaria. E, in generale, non ha una strategia di governo. Va avanti a tentoni, senza un programma preciso. E questo vale per la gestione finanziaria e per tutto il resto. Emblematica la confusione che regna nella gestione dei rifiuti. Il governo chiede il commissariamento, ben sapendo che il commissariamento non ha mai risolto i problemi della Sicilia in questo settore. Ci sono cinque impianti di compostaggio già collaudati e mai utilizzati. Altre cinque gare per altrettanti impianti andate deserte».

Perché?

«Perché non c’è raccolta differenziata dei rifiuti. E chi investe nel compostaggio vuole la materia prima, che può essere assicurata solo dalla raccolta differenziata. Tutto questo mentre restano ancora non spesi 100 milioni di euro di fondi europei per la raccolta differenziata».

In compenso abbiamo le discariche private.

«Già».    

  


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