L’infelicità araba

L’articolo che avete riportato mi è sembrato molto coraggioso perchè “controcorrente”. E’ giusto far conoscere che il mondo arabo non è soltanto la caricatura proposta da Oriana Fallaci. Ne approfitto per ricordare un altro scrittore, Samir Kassir, e il suo libro “L’infelicità araba” (editore Einaudi).

La riflessione di Kassir sulla condizione araba muove dalla necessità che siano gli stessi arabi ad assumere consapevolezza del proprio declino: un declino prima di tutto civile e culturale, risultato di una reazione sbagliata all’irruzione della modernità in quel mondo. Occorre reagire all’immobilismo dello spirito civile, guardando senza nostalgia ai momenti più vitali della storia araba e assumendo pienamente la sfida della modernizzazione e della democrazia.

Kassir è stato assassinato il 2 giugno 2005 da un commando terrorista a Beirut, dove viveva e lavorava come giornalista del quotidiano “An Nahar”. Agli occhi dei suoi carnefici, la colpa di Kassir era la sua impertinenza, evidente nel suo spirito di costante insubordinazione verso quelle autorità che volevano imporre ai propri cittadini come comportarsi e cosa dire o pensare.

L’infelicità araba era inteso da Kassir come un manifesto di riscossa, ed è diventato il suo testamento. Respingendo Huntington e il suo cosiddetto “scontro di civiltà”, Kassir chiama a sostegno Claude Levi-Strauss, ricordando che la civiltà “non è un livello da raggiungere, non ci sono gerarchie naturali prefissate, l’umanità è una sola poiché riposa su un fondamento antropologico comune”.

Kassir rigetta sia i protagonisti della “guerra al terrore” sia quelli della “jihad contro i crociati”, e si scaglia contro coloro che da ambo le parti insistono “nel coltivare la differenza”. Le tappe che l’autore individua per porre fine all’infelicità possono riassumersi in tre momenti: il primo è il ritorno alla “rinascita araba”, in termini di indipendenza, modernità, libertà; il secondo è l’analisi di dell’infelicità come figlia dell’impotenza, ma senza affermare nè che sia congenita al mondo arabo, nè che dipenda dall’Occidente; il terzo è il rifiuto della cultura della morte a favore di quella della vita.

In definitiva, sostiene Kassir, la via è quella che guarda senza nostalgia ai momenti più vitali della storia araba e allo stesso tempo accoglie pienamente la sfida della modernizzazione e dello sviluppo della democrazia. Insomma, “l’infelicità araba” non è il risultato della modernità, ma del suo mancato compimento.


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