La Sicilia location ideale per i film western «Panorami come il Texas, ma servono sgravi»

La Sicilia come location per l’industria cinematografica. Lo è stata in passato, e ne sono testimoni tanti film, da classici come Il Gattopardo, Un bellissimo novembre, Nuovo Cinema Paradiso ai più recenti Baarìa e Grande Grosso e Verdone. Ecco perché il regista siciliano noto come Mel Stoutman ha investito soldi ed energie in un progetto che parte dal basso e punta in alto. E che vuole rendere la Sicilia una Cinecittà del Sud, cambiando lo stereotipo di una terra contaminata solo dalla mafia. Come? «Il sogno è far partire, anzi ripartire, il cinema di genere», spiega Stoutman. 

In Italia va molto il cinema d’autore fatto da grandi come Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e Michele Placido e, parallelamente, ci sono i cinepanettoni e la nuova commedia all’italiana. Il regista sottolinea l’esistenza di un gap tra questi generi. Un vuoto che vorrebbe colmare specializzandosi nel western ambientato in Sicilia. Questo genere, infatti, necessita di un budget abbastanza contenuto e visto che Stoutman lavora solo con quello che, durante la presentazione del suo ultimo film, Hey Gringo! Spara per primo o muori!, è stato definito ironicamente un «love cost» non è un aspetto da sottovalutare. Ma soprattutto l’Isola è una terra che si presta per alcuni panorami che ricordano l’Arizona, il Texas, il Nevada, il Canada. «Stiamo dimostrando che concretizzare un’idea è possibile – conclude il regista – e mi auguro che da questo progetto possa ripartire tutta la Sicilia».

L’ultimo lavoro di Stoutman rappresenta in realtà qualcosa di più profondo, il primo tassello di un meccanismo più generale che intende rispondere alla domanda: cosa si può fare per le aziende siciliane che vogliono investire sul territorio attraverso mediometraggi, film, corti e altro? Da tempo si parla di tax credit, ovvero degli sgravi fiscali di cui le imprese potrebbero beneficiare a seguito di un investimento nel settore cinematografico, ma niente di tutto questo fino ad ora sembra essersi mosso in concreto. «Non vogliamo solo sentirci dire che Catania è bella e si può promuovere con l’arte – dice Cristina Nicolosi, organizzatrice dell’evento di presentazione del progetto -. Invitiamo per questo il sindaco di Catania ad agire al più presto, affinché questi discorsi possano trasformarsi in realtà». Se questi sgravi fossero attivi, le aziende potrebbero scaricare fino al 70 per cento degli investimenti fatti per un progetto cinematografico. Una mossa che converrebbe sia ai produttori del film per la riduzione dei costi sia alle aziende che in esso investono per la pubblicità. «Ma cosa più importante – aggiunge Nicolosi – tutto ciò rappresenterebbe una grande promozione della nostra terra, che al cinema o in televisione viene spesso associata alla mafia e ai problemi. Vorremmo che questa visione cambiasse».

Il film del regista siciliano è stato girato tra Catania ed Enna, in campagne sperdute, cosa che ha abbattuto il budget per la realizzazione. «Ci sono posti come Lazio, Campania, Basilicata, Salento che sono molto più avanti – continua Nicolosi – mentre da noi non si sa ancora come muoversi, anche se abbiamo avuto risultati eccellenti per esempio con Il commissario Montalbano. Quanti turisti erano stati a Licata prima di vederla in televisione? Adesso il bed & breakfast non ha mai una stanza libera. Insomma, è un’operazione che funziona».

Il progetto ha anche coinvolto gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania, con cui è stata instaurata una collaborazione che partirà con il nuovo anno accademico e che offrirà ai ragazzi la possibilità di partecipare a workshop per scoprire come si svolgono nel concreto alcune attività che all’Università si imparano solo in teoria. Tra queste il montaggio, le riprese, l’audio, la scenografia, la costumistica. «L’obiettivo più grande sarebbe creare una sorta di Cinecittà del Mediterraneo – conclude l’organizzatrice – ma fin quando le istituzioni non collaboreranno con le Università non si potrà raggiungere alcun risultato. È giusto seguire i protocolli e le regole ma bisogna comprendere che ci sono situazioni diverse e spesso le piccole realtà vengono scoraggiate da questi meccanismi. O non siamo pronti per tutto questo, oppure c’è chi preferisce gestire le cose da una poltrona». 


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