La ‘Primavera’ siciliana di Rosario Crocetta

La Primavera novembrina di Rosario Crocetta è iniziata, la Sicilia dove nulla cambia anche se tutto si muove dovrebbe trarne immensi vantaggi. Forse chi lo ha appoggiato lo avverserà. Ma le premesse per una rottura con il passato sembrano esserci tutte.

Per la Sicilia che ha annoverato per molte legislature una sola donna tra gli scranni di Sala d’Ercole è rivoluzione. Il secondo atto di una ‘Rivoluzione’. Eleggere all’Ars 15 donne su 90 e nominarne altre 7 come assessori, non ha precedenti nella storia dell’Autonomia siciliana.

Le mani che si stendevano, pesanti e sporche, sui palazzi regionali, sembrano scomparse. C’è una nuova squadra e soprattutto c’è un presidente che riafferma, ogni giorno, un’autonomia dai partiti dialogando direttamente con la gente.

Le prossime settimane saranno cruciali. I molti applausi pubblici per il nuovo corso mascherano le profonde avversioni dei circoli ristretti. I padroni del bilancio regionale, l’immobile moloch che ha divorato immense risorse nutrendo i privilegi di una vasta casta di beneficiati, proverà a resistere. Lo farà con tutti i mezzi leciti e illeciti. Userà l’attacco mediatico, l’adulazione, e i sottili veleni istillati con sapienza e apparente noncuranza per corrodere dall’interno il nuovo corso.

Crocetta sembra aver dato seguito al suo slogan elettorale. La ‘Rivoluzione’ muove i primi passi, innova le forme, usa nuovi simboli, adesso deve prosciugare la palude del parassitismo. Per farlo deve appellarsi ai tantissimi che in Sicilia vogliono voltare pagina.

Una platea molto più vasta della coalizione che lo ha eletto. Se parlerà direttamente al cuore cogliendo l’indignazione e la speranza troverà sostegni robusti e la maggioranza del popolo siciliano ove dovesse difettargli una maggioranza a Sala d’Ercole.

 

 


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