L’indagine sull’acqua a Caltanissetta: dai depuratori abbandonati al denaro tra Sicilia e Spagna

C’è un filone legato all’inquinamento e uno che ha messo sotto la lente d’ingrandimento i flussi finanziari. Sono le basi che hanno portato ad aprire un’inchiesta su Caltaqua, la società che dal 2006 è il gestore idrico integrato per tutta la provincia di Caltanissetta ed è controllata dal colosso spagnolo Aqualia. Nei giorni scorsi, la guardia di finanza ha sequestrato dei documenti nella sede siciliana e anche in quella di Madrid. Le persone indagate sono dieci in tutto, e sono i vertici delle due aziende e dell’assemblea territoriale idrica di Caltanissetta. Nei loro confronti l’ipotesi di reato, in concorso, è quella di frode nelle pubbliche forniture e inquinamento ambientale. La prima annotazione alla quale viene fatto riferimento nel provvedimento di sequestro è datata 27 gennaio 2023. A stilarla è stata l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (l’Arpa) di Caltanissetta dopo verifiche in diversi depuratori della provincia nissena. Dai rilievi sarebbero emersi «livelli di agenti inquinanti tali da fare ritenere che i reflui urbani si riversavano tal quali, o con minimi livelli di depurazione, nelle acque dei corpi ricettori».

Qualche mese dopo, a redigere la seconda annotazione è la guardia di finanza. Partendo dall’analisi dei bilanci e dai documenti contabili sarebbero emersi «consistenti flussi di denaro tra Caltaqua e Aqualia – si legge – apparentemente privi di idonea giustificazione economica o comunque esorbitanti rispetto all’oggetto della concessione». Stando alla ricostruzione della fiamme gialle, sembrerebbe infatti che Aqualia sfrutti la sua posizione nei confronti della concessionaria per conseguire vantaggi economici «mediante l’addebito di costi ingenti per la predisposizione della fase progettuale strumentale alla redazione dei documenti di programmazione dei lavori e dei servizi, la cessione di beni, l’assistenza tecnica, il distacco di personale e la concessione di prestiti onerosi per le prestazioni offerte dalla stessa Aqualia e per la gestione del servizio idrico».

L’allarmante situazione dei depuratori, secondo le accuse, non sarebbe un episodio isolato ma «perdurante nel tempo», come già emerso in una precedente inchiesta del 2018. Anche allora la procura di Caltanissetta ipotizzò gravi carenze nella gestione dei depuratori sottolineando come alcuni di questi non fossero nemmeno nelle condizioni di essere operativi per il loro scopo. «La circostanza per cui nulla sia cambiato – si legge nei documenti – rende evidente il protrarsi della situazione antigiuridica e la perdurante compromissione delle risorse ambientali interessate dalla cattiva gestione della rete fognaria e di depurazione posta in essere dal Caltaqua già dal 2006». Stando alle accuse, nella provincia di Caltanissetta continua a riscontrarsi «la presenza di depuratori che non svolgono adeguatamente, o non svolgono affatto, la funzione di depurazione dei reflui urbani con conseguente compromissione delle risorse idriche». Alcuni depuratori vengono indicati come «in totale stato di abbandono e non funzionanti oltre all’assenza di impianti di depurazione lì dove, invece, è prevista la realizzazione». Il tutto nonostante le segnalazioni fatte negli anni, le inchieste e i finanziamenti pubblici ottenuti. Tutto questo, secondo le accuse, farebbe emergere una situazione di inadempimento contrattuale connotato «non da semplice dolo, ma da vera e propria malafede».

Nel decreto di perquisizione vengono elencati anche tutti i documenti che, secondo i magistrati della procura nissena, sarebbero utili ad accertare gli eventuali reati per i quali si indaga. Si tratta – tra i tanti – dei piani operativi triennali e di quelli d’intervento, ma anche la corrispondenza ufficiale interna e con le autorità locali o regionali per la pianificazione e la gestione del servizio idrico. Per quanto riguarda la sede a Madrid di Aqualia il riferimento è ai documenti relativi alla strategia aziendale della casa madre e poi applicati in Italia ma anche alle comunicazioni interne tra la società spagnola e le sue controllate in Italia in merito all’assegnazione di fondi, la selezione dei progetti e la gestione delle risorse.

Nel recente passato, la questione dei depuratori è stata affrontata anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. In tutto il territorio regionale, secondo i dati dell’Arpa, sono presenti 463 impianti di trattamento delle acque reflue di cui il 17 per cento risulta non attivo. Il vero problema è però quello delle autorizzazioni: stando ai dati ufficiali, in Sicilia solo il 17,5 per cento dei depuratori opera con autorizzazioni allo scarico in corso di validità. Gli altri lo fanno senza o con autorizzazioni scadute o sono destinatari di provvedimenti che vietano lo scarico. Attualmente sono quattro le procedure di infrazione europea a carico dell’Italia in tema di raccolta e depurazione delle acque reflue, mentre alla guida della struttura commissariale è stato nominato l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale Fabio Fatuzzo. Nei mesi scorsi, la Regione ha comunicato di avere ottenuto l’ammissione ai finanziamenti dei fondi del Pnrr per 19 progetti. I primi lavori annunciati sono quelli dell’Ati di Caltanissetta, il cui finanziamento è anche il più cospicuo per un totale di 21,5 milioni di euro. Cinque gli interventi i previsti che saranno realizzati in house dagli stessi enti gestori con affidamento diretto.


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