Una tragedia scongiurata per un soffio, ma il Governo nazionale sarà impegnato in prima linea per accertare eventuali responsabilità negli incendi e «la sua reazione sarà durissima». Questa la promessa del ministro dell’Interno Angelino Alfano che oggi ha presieduto in Prefettura, a Palermo, la riunione tecnica per fare il punto della situazione dopo l’emergenza che ha visto la Sicilia soffocata dai roghi scoppiati simultaneamente in tutta l’Isola. Da ieri, infatti, sono stati oltre 685 gli interventi e 400 uomini in campo per spegnere le fiamme. Numeri che danno l’idea di un fenomeno troppo grande per poter essere spiegato solo immaginando fenomeni di autocombustione. Ipotesi troppo «suggestiva per essere vera», come ha sottolineato il responsabile del Viminale: «Se si accertasse la responsabilità di persone la reazione sarà durissima perché non é consentito a nessuno di rovinare la bellezza, la storia e il futuro della Sicilia. Faremo di tutto per accertarlo. I nostri uomini delle forze dell’ordine hanno consegnato le informative alla Procura di Termini Imerese che ha già aperto un fascicolo, e alla Procura di Palermo: si impegneranno al massimo per individuare i responsabili. Di certo non faremo mancare nessun mezzo per raggiungere questo obiettivo».
Alfano ha speso parole di elogio per la macchina dei soccorsi, in particolare rivolgendosi alla prefetta di Palermo: «Se si è scongiurata una tragedia è perché la macchina dei soccorsi ha funzionato grazie al coordinamento che ha funzionato con uno sforzo straordinario della Prefettura che ha lavorato sin dalle prime luci dell’alba di ieri per predisporre le operazioni di primo soccorso». E ancora, un plauso all’eroico coraggio dimostrato dai vigili del fuoco che ieri sono stati impegnati per cercare di fermare i roghi in tutta la Sicilia: «C’è chi ha estratto persone per salvarle dalle case – ha sottolineato – tutti gli uomini hanno dimostrato di sapere lavorare senza guardare a turni di servizio straordinari. E ringrazio di cuore i 28 soccorritori che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche in seguito alle esalazioni fuochi».
Per Alfano, i numeri relativi all’emergenza, sono la prova che la macchina dello Stato ha funzionato e la squadra ha dimostrato una grandissima coesione. «Come siamo tempestivamente intervenuti sulla vicenda di Antoci – ha proseguito – saremo presenti ancora una volta sulle Madonie. Il sindaco di Cefalù e delle comunità interessate non saranno lasciati soli. Chiedo al prefetto una immediata riunione con il presidente della Regione e i comuni interessati per una valutazione dei danni e dividerci i compiti di soccorso e interventi a sostegno delle persone che hanno perso i loro beni». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio De Vincenti, in merito al ripristino del patrimonio boschivo siciliano, ha ricordato che a breve sarà firmato il Patto per la Sicilia, nel quale saranno individuate le responsabilità reciproche tra Governo e Regione. Qualcuno ha anche ipotizzato la richiesta dello stato di calamità, ipotesi sulla quale Alfano, però, ha messo le mani avanti spiegando che la richiesta deve prima partire dal Governo siciliano: «Serve prima una ricognizione dello stato dei luoghi per una valutazione dei danni. Ma la richiesta non può partire in maniera unilaterale dal governo nazionale. Prima occorre una valutazione da parte del governo regionale».
«Mi associo al grido di indignazione da siciliano e da palermitano con ruolo istituzionale – ha detto infine il sindaco della città metropolitana di Palermo Leoluca Orlando – è evidente che 400 focolai che esplodono contemporaneamente sono una favola da non raccontare neanche ai bambini. Le forze dell’ordine accertino le responsabilità perché siamo di fronte a criminali responsabili di tentata strage. Se c’è qualche farabutto che ritiene di garantirsi affari e posti di lavoro distruggendo il territorio siciliano – ha proseguito – troverà le istituzioni a contrastarlo. E’ un insulto alla Sicilia e agli onesti lavoratori della forestale, che sono tanti, e non meritano di essere accostati a qualche farabutto, secondo me appartenente al corpo della forestale. E’ ora di finirla di pensare che il posto di lavoro possa giustificare atti di violenza. Abbiamo evitato che una tragedia ambientale diventasse una tragedia umana».
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