Prolusione dello storico contemporaneo Francesco Benigno. Parole chiave ricerca e didattica
Inaugurazione dell’Anno Accademico 2006/2007
Nella mattinata di venerdì 12 gennaio, presso la Sala Falcone-Borsellino si è svolta la cerimonia inaugurale dellanno accademico 2006-2007, presieduta dal Presidente del Consiglio di Area Didattica, il professore Nunzio Zago, che ha salutato e ringraziato tutti gli intervenuti e ha ricordato che incontri come questo sono occasioni rinnovate per riflettere sulla congiunzione tra ricerca e didattica che costituisce il cuore pulsante della Facoltà di Lingue nella sede ragusana sin dalla sua creazione.
Ha fatto seguito lintervento del professor Antonio Pioletti, Pro-Rettore nonché ex-preside della facoltà. Egli, dopo aver espresso insieme ai propri, i saluti del Rettore Antonino Recca, trattenuto a Catania da improrogabili impegni, ha parlato del nuovo asse progettuale per lAteneo di Catania, necessario affinché finalmente si possa abbandonare la visione avuta finora di un ateneo-corollario, con la sede di Catania al centro e i vari decentramenti come unaggiunta. Netto è il rifiuto verso una università che somigli sempre più al campionato di calcio, in cui le cosiddette sedi decentrate altro non sarebbero che squadre di serie C. Il futuro dellateneo va concepito come una rete di sedi coordinate, ognuna con le sue specificità e competenze. Naturalmente, in tutto questo, risulta fondamentale lopera di valutazione e «Noi – afferma il professor Pioletti – siamo pronti ad essere valutati, finché è il merito il criterio applicato».
La parola è passata poi al Preside Famoso, che ha speso parole di ringraziamento verso le classi dirigenti locali per lincessante sforzo profuso, anche in termine di oneri finanziari, per permettere la nascita delle facoltà iblee ed ha aggiunto il suo augurio che questa spinta propulsiva non si esaurisca ai primi ostacoli e la nostra università non diventi una delle tante incompiute del Meridione. Ha posto quindi laccento sulla necessità di una proposta di rilancio per sconfiggere lansia di una «quotidianità degradata» per la comunità scientifica, per donarle migliori condizioni di insediamento e per creare più ampie prospettive per i neo-laureati a Ragusa, il cui numero è in continuo aumento. Ultimo saluto prima della vera e propria prolusione, quello del dott. Nuccio Malfitano, che si è fatto portavoce del Consorzio Universitario e spera che il 2007 possa essere lanno della svolta.
La lezione inaugurale questanno è stata affidata alla voce di un autorevole accademico, quella di Francesco Benigno, storico, autore di un fortunato manuale nonché Preside della Facoltà di Scienze della comunicazione dellUniversità di Teramo, il quale ha affrontato il tema Tramonto del moderno? Mondo globale, cultura locale e questione identitaria.
La sua argomentazione è partita dal concetto di cambiamento storico: ha spiegato come la teoria sociale cerchi di dire che il mondo è cambiato tramite nuove definizioni, quali seconda modernità, modernità liquida e modernità in polvere, volte a mostrare la necessità di una nuova cesura nella storia. Ma il problema risiede proprio nellindividuazione di questa cesura allinterno del percorso di una modernità che noi siamo stati abituati a credere comprendesse anche noi. La difficoltà di questo processo, secondo Benigno, è dovuta alla consuetudine della scienza sociale di spiegare il cambiamento attraverso la contrapposizione tra un passato che viene puntualmente idealizzato e una modernità caratterizzata dallo spaesamento delluomo, provocato dallaccelerazione dei rapporti sociali sulla scia di quelli produttivi. Praticamente il concetto espresso dal famosissimo film di Charlie Chaplin Tempi moderni. Ora, il 900 non può essere considerato assolutamente come un passato conservatore e tanto meno coeso, «il 900 non è stato il tempo delle radici». Quegli ideali che sono stati alla base della modernità così come siamo abituati ad intenderla, vale a dire lidentità nazionale e lidentità di classe, sono schemi non più operativi nella società a noi contemporanea. Questi, che prima erano dei principi considerati naturali, nel senso di appartenenti alla natura delluomo, e che quindi fornivano anche una sorta di rassicurazione, oggi dimostrano la loro vanità. Pensiamo allespressione ceto medio: se cinquantanni fa la maggior parte della popolazione si trovava a suo agio nel riconoscersi in questa classe, oggi essa non è che un lemma del linguaggio politico. Oggi gli uomini si differenziano tra loro in base a nuovi criteri di valutazione: gli studi svolti, il dio a cui ci si rivolge, i viaggi compiuti, i semplici gusti, ecc. Lappartenenza alla collettività si trova nella chiave intimistica della vita di ognuno di noi, cioè nelle piccole cose.
Alla foce di tutto questo discorso troviamo ovviamente la questione che il mondo non è più diviso in popoli ma in etnie, delle etnie che vantano diritti, e diritti che non sono fatti per stare chiusi allinterno di uno dei tanti codici scritti o consuetudinari che regolamentano i nostri Stati nazionali. È per questo che Benigno ci dice che il moderno è lo Stato, ma anche la Resistenza allo Stato. Allinterno di questa società in mutamento, conclude lo storico, il ruolo delluniversità è quello di «ibridare i discorsi: tra politici e accademici e tra didattica e vita». Al termine della prolusione, ci si è spostati presso i locali della nuova sede della Facoltà di lingue, lex-convento di S.Teresa, per un buffet a base di genuini piatti della tradizione iblea, e per i saluti conclusivi del Preside Famoso a tutti i gentili intervenuti; tra i graditi ospiti di questa giornata inaugurale dellanno accademico il Prefetto di Ragusa, dott. Marcello Ciliberti, il Presidente della Provincia Regionale, On.le Ing. Francesco Antoci, il sindaco Nello di Pasquale, il Vicario del Questore, dott. Cassisi, la dott.ssa Cilia Platamone, Sovrintendente ai beni culturali e altre importanti personalità locali.