Il primo coworking pubblico tra disservizi e isolamento   «Non è in rete con realtà simili, punta a disgregazione»

Il primo coworking pubblico a Palermo «presenta varie criticità» secondo quanto riferiscono i protagonisti di altre esperienze simili già presenti in città. Da tempo dicono che non si tratta di un coworking tout court, ma di una nuova forma ibrida. Un dato che sembra non essere sfuggito anche al Comune di Palermo che ha avviato il progetto nello spazio dell’ex Mercato ittico alla Cala e che forse per questo lo ha definito coworking/laboratorio. Nel suo significato originario si tratta di uno spazio condiviso da liberi professionisti che spartiscono le spese per le utenze e le pulizie, per avere a disposizione una scrivania e alcuni servizi come la connessione internet o la stampante e il telefono. Qualche volte pagano anche una segretaria che possa rispondere al telefono o ritirare la posta. 

Un altro ruolo fondamentale è quello dell’host cioè la persona di riferimento quello da cui è nata l’idea di aprire lo spazio e si occupa dell’accoglienza della sistemazione nelle varie postazioni, di mettere in rete le varie professionalità presenti dentro il coworking per lavorare a dei progetti comuni. Alcuni mesi fa il Comune di Palermo ha  lanciato il bando per il coworking pubblico e per i vincitori era prevista la possibilità che lo spazio fosse concesso per sei mesi in forma gratuita, a patto che si lavori a un progetto per la promozione del pesce azzurro. L’assessore che ha accompagnato questa iniziativa è Giovanna Marano delle Attività Produttive. 

Solo il giorno prima del lancio del bando avrebbe tenuto un incontro con gli altri coworking storici in città per un confronto e per aprire un dialogo sulle necessità ed esigenze ma anche per avere dei consigli utili. «Quando è stato pubblicato il bando – spiega Claudio Arestivo di Moltivolti – noi come coworking di Palermo abbiamo diffuso una nota dove spiegavamo le ragioni di una serie di cose che non condividevamo, ed è un peccato che non si sia tenuto conto dell’esperienza fatta fino a quel momento. Sarebbe stato più utile per tutti ascoltare i coworker che già da tempo operano in città». In questo spazio condiviso pubblico «manca un aspetto fondamentale e cioè l’hosting – ripercorre –  ovvero la figura che si occuperà dell’accoglienza per facilitare le comunicazione e le relazioni. Manca chi anima e mette in connessione la rete presente sul territorio per partecipare ai vari progetti». 

«Abbiamo spiegato all’assessore anche le difficoltà che abbiamo nel portare avanti questo tipo di realtà, coprire i costi fissi ogni mese è difficile e i possibili coworker non sempre hanno soldi per pagare una postazione». Una delle proposte è quella di voucher da dare ai giovani professionisti da usare nei vari coworking. «Lo avevamo proposto anche alla Regione quando era assessore la Scilabra  – continua -. Questa nuova modalità di coworking/laboratorio punta alla disgregazione, se volessi invitare il coworking mercato ittico per un convegno, ad un incontro, chi devo chiamare? Sicuramente si poteva fare in maniera diversa». 

Il luogo presenta alcune criticità, ribadiscono, non è accessibile ai disabili, i computer messi a disposizione dal Comune hanno hardware obsoleti. «La prossima settimana abbiamo deciso di organizzare un incontro tra tutti i coworking presenti in città per fare un punto della situazione attuale – spiega Giuseppe Castellucci di neu [nòi] – inviteremo tutti, compresa l’assessora, per capire come potere collaborare e come riuscire a dialogare al meglio con l’amministrazione. Speriamo che accetti l’invito al confronto e che non consideri questo nuovo coworking/laboratorio un punto di arrivo, ma di partenza per migliorare la condizione dei liberi professionisti in città». l’incontro è pubblico e avrà luogo il prossimo 6 ottobre alle 19 presso il coworking neu [nòi] di via Alloro 64. Abbiamo provato a contattare l’assessora Giovanna Marano per una replica, ma finora non è arrivata alcuna risposta. 


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