Il giorno dei precari: 6mila in piazza in Sicilia «I lavoratori in nero della pubblica amministrazione»

Il crollo del viadotto lungo l’autostrada A19 li ha divisi fisicamente, ma non idealmente. Due manifestazioni, a Messina e Agrigento, per dire che la stabilizzazione, dopo venti anni di precariato nelle pubbliche amministrazioni siciliane, è un diritto. Negato. Da una «Regione a cui ha fatto comodo avere un bacino elettorale così ingente su cui poter contare», ma anche da uno Stato, «sempre meno attento nei confronti del Sud, come dimostra la bufala del decreto D’Alia». Michele Palazzotto, segretario generale della Fp Cgil Sicilia, non usa mezzi termini. Ed individua le responsabilità di una condizione ormai «insostenibile».

Tremila persone si sono date appuntamento a Messina, altrettante ad Agrigento. Nella città dei templi sono confluiti 12 pullman da Palermo, Caltanissetta, Enna e Trapani. In quella dello Stretto sono arrivati a bordo di 8 bus precari da Ragusa, Siracusa, Caltagirone e Catania. Una manifestazione unitaria, proclamata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, per l’intera giornata. E che, assicura Palazzotto a Meridionews, «non è l’ultima». Al contrario rientra in un fitto calendario di iniziative che si protrarranno sino alla «definitiva soluzione» della pluridecennale vertenza. «Se non avremo risposte entro un mese – annuncia – torneremo di nuovo in piazza con una grande manifestazione regionale». Intanto nel pomeriggio i tre sindacati manderanno una lettera al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, per chiedere una «convocazione urgente».

In piazza si sono trovati tutti. Protestano i lavoratori contrattualizzati a termine e del bacino Lsu degli Enti locali, ma anche quelli del settore della Sanità, dei dipartimenti regionali della Protezione civile, dell’Acqua e rifiuti e dell’Ambiente, Protezione civile e Territorio. «Siamo preoccupati – continua il leader sindacale – perché c’è il rischio che a fine anno non vengano rinnovati i contratti. Questa terra non può permettersi altra macelleria sociale».

«Siamo una generazione distrutta, i lavoratori in nero della pubblica amministrazione», dice un funzionario di 53 anni del Comune di Palermo, architetto della Fp Cgil, che a Palazzo delle Aquile si occupa di progettazione e direzione di lavori. Dal 2004 ha un contratto a tempo determinato, ma sulle spalle un pregresso di 8 anni come art.23 e altri 5 di cooperative regionali. Anche lui stamattina, insieme a un esercito di architetti, biologi e avvocati, vigili part-time, insegnanti di asilo e di scuole comunali, responsabili di uffici comunali di tributi, cultura e sport, ha marciato ad Agrigento.

Le richieste? Duplici. «Al Governo nazionale – spiega Palazzotto – chiediamola deroga al patto di stabilità e al blocco delle assunzioni. Alla Regione siciliana che i fondi destinati a questo personale, 270 milioni l’anno, vengano stabilizzati come spesa storica, in modo da permettere ai Comuni di avere le risorse per tempo».

«Chiediamo l’abolizione del turn over, per essere assunti non possiamo aspettare che qualcuno vada in pensione – gli fa eco Lillo Sanfratello della segreteria Fp Cgil Palermo -.  La nostra situazione ormai si è storicizzata. Le normative esistenti non facilitano i percorsi di stabilizzazione, che spesso iniziano e poi si interrompono, con leggi che non si applicano come la Delrio o la Finanziaria, che ha dato lo stop per due anni fino a quando non si risolve la mobilità del personale delle ex Province». Le province con un numero maggiore di precari sono Messina e Agrigento: rispettivamente, spiegano dal sindacato, 3.500 e 2.500 persone.

Tra Palermo e provincia sono più di duemila i precari, che lavorano quasi tutti nella sanità e negli enti locali. All’Asp di Palermo sono 700 i precari in attesa di stabilizzazione, mentre al Comando dei vigili urbani ci sono 170 contrattisti part-time adibiti alla viabilità, che lavorano tre giorni alla settimana. Al Comune di Palermo lavorano 55 ex art. 23, con scadenza di contratto a settembre, mentre sono 900 i precari tra apparato burocratico, personale in categoria C e in categoria D (vigili, educatrici di asili nido, personale amministrativo, personale dei settori cultura e impianti sportivi) tutti con contratti a tempo determinato, che scadranno nel 2018, «ma con molti dubbi – conclude la Fp – sul percorso da intraprendere». 


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