Il Bellini è il teatro più colpito dai tagli della Finanziaria «Questa mannaia sarà la fine, impossibile riprendersi»

Dai tagli della Finanziaria regionale non si salvano nemmeno le associazioni e gli enti teatrali. Il taglio più corpose è quello che colpisce le casse del teatro Massimo Bellini di Catania per cui la riduzione programmata dei contributi da Palermo ammonta a 1.843.522 euro. Centomila euro in meno, rispetto al 2018, anche per lo Stabile etneo. «Sarà la fine, questo è un taglio fatale», dichiarano senza speranza i segretari confederali dei sindacati di categoria che non riescono a comprendere «Le motivazioni di questo taglio così consistente che, oltre a umiliare il teatro Bellini, compromette le attività dell’ente se non addirittura la sua stessa sopravvivenza». 

La discussione sulla legge di bilancio che ripartirà, lunedì prossimo, all’Ars verterà sui tagli necessari per recuperare i 244 milioni di euro che servono a coprire per il 2019 il disavanzo che pesa sulle finanze siciliane. La cifra fa parte di quell’oltre mezzo milione che è rimasto fuori dall’accordo sulla rateizzazione trentennale concesso da Roma per i tre quarti del deficit complessivo. Il taglio previsto per il teatro etneo si teme possa essere un colpo dal quale «sarà quasi impossibile riprendersi».

Secondo le cifre della Regione i fondi destinati dalla Finanziaria 2018 all’ente etneo erano 13 milioni e 490 mila euro. Nel documento economico attualmente in discussione sono invece diventati 11.646.478, 07 euro. Una differenza di oltre 1,8 milioni di euro. «Rispetto ai tagli fatti su altri teatri siciliani, che comunque non accettiamo – sottolineano peraltro i sindacalisti – non c’è un rapporto di proporzione». Al teatro Massimo di Palermo infatti, per esempio, sono stati decurtati 250mila euro, «nonostante l’ente riceva finanziamenti sia regionali che statali – fanno notare – mentre il Bellini percepisce soltanto fondi regionali non beneficiando dello status di ente lirico nazionale».

Già da diverso tempo, del resto, l’ente operistico etneo non naviga in buone acque e dall’aprile dello scorso anno – in seguito a una sforbiciata arrivata sempre dalla Regione – si convive con il timore del rischio chiusura. «Ancora una volta, non è stato considerato che solo per coprire gli stipendi dei lavoratori e tutti i costi di gestione ordinaria sono necessari oltre 13 milioni di euro l’anno – sottolineano dai sindacati – Questo non è un semplice taglio alla cultura ma è una azione che uccide completamente il teatro etneo e crea numerosi licenziamenti a catena perché non sarà possibile proseguire le attività istituzionali lirico-sinfoniche con le risorse destinate». 

Le prime conseguenze dei tagli potrebbero essere, da una parte, l’impossibilità a continuare la stagione lirica e sinfonica già avviata e, dall’altra, il blocco delle stabilizzazioni promesse ai lavoratori precari. «Quest’ultima sforbiciata cade sul Bellini come una grossa mannaia e ci riteniamo offesi e umiliati dalla decisione dell’Ars – lamentano i sindacalisti che chiedono al presidente della Regione, Nello Musumeci, il reintegro della riduzione – che permette tutto questo mentre, nello stesso momento, si destinano fondi per istituire una nuova orchestra regionale».


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