Giustizia e Rai? La ricetta Cavaliere…

Come abbiamo letto sui giornali, Angelino Alfano non è andato all’incontro chiesto dal Presidente del consiglio, Mario Monti, unitamente ai segretari del centro, Pierferdinando Casini e del Partito democratico, Pierluigi Bersani, perché, a suo dire, il tema dell’incontro travalicava le competenze attribuite al governo in carica. Questo, sempre a dire dello stesso Alfano e di tutto il vertice del Popolo delle Libertà, è un governo tecnico che ha il solo compito di curare le questioni economiche dell’Italia. Questa l’inimmaginabile motivazione addotta da tutto il Popolo delle Libertà per impedire che in quella sede si potesse parlare (e possibilmente convenire) di un percorso parlamentare che affrontasse i temi legati alle questioni della Giustizia e della governance della Rai. Due temi tabù per l’onorevole Berlusconi e, quindi, per tutto il suo partito.

Dire che questa è una dichiarazione inimmaginabile è un modo, vogliamo dirlo?, elegante per definire una motivazione assurda e stupida in bocca a gente che dirige e per anni ha diretto le sorti politiche del nostro Paese. Questi ‘politici’ hanno votato in Parlamento un governo nel quale, oltre ai ministri che si occupano di economia, sono stati insediati i ministri degli Esteri, dell’Istruzione, della Difesa, della Giustizia, dei Beni culturali e, in generale, di tutti i ministeri con le rispettive competenze. Secondo l’assunto politico pronunciato dai dirigenti del Popolo delle Libertà, il nostro ministro degli Esteri non dovrebbe intervenire nella controversia con l’India sulle questioni della giurisdizione riguardante i due marò italiani detenuti in quel Paese a seguito dell’uccisione di due pescatori indiani scambiati per pirati. Non dovrebbe farlo perché non si tratta di materia economica e, perciò, al di fuori della competenza del governo ‘tecnico’. Ma è ancora concepibile che gente che ha governato il nostro Paese per circa vent’anni ed ancora è li a dire ‘castronerie’ e farle passare per dichiarazioni solenni?

La verità, purtroppo, è che gli argomenti oggetto dell’incontro sono assai indigesti per ‘il padre nobile’ del popolo delle Libertà e quindi gli ‘ascari’ al suo comando non ne possono consentire la trattazione, nell’un caso (la giustizia) per le innumerevoli pendenze a carico di Berlusconi e nell’altro caso (la Rai), perché le vicende che sta attraversando Mediaset non consentono una Rai competitiva perché determinerebbe il tracollo dell’impero televisivo berlusconiano. Tutto ciò mentre noi continuiamo a pagare il canone per sorbirci sempre gli stessi ‘opinionisti’ che ormai sono dei tuttologi che pontificano e pronunciano pareri su qualsivoglia argomento venga trattato, specialmente nei programmi d’intrattenimento pomeridiani.

Questa pantomima dovrà durare almeno un altro anno. Ci permettiamo un sommesso suggerimento: anche con questa legge elettorale andiamo subito a votare. Non possiamo permetterci ancora per un anno un’agonia prolungata dell’intelligenza e della serietà.

 


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Come abbiamo letto sui giornali, angelino alfano non è andato all'incontro chiesto dal presidente del consiglio, mario monti, unitamente ai segretari del centro, pierferdinando casini e del partito democratico, pierluigi bersani, perché, a suo dire, il tema dell'incontro travalicava le competenze attribuite al governo in carica. Questo, sempre a dire dello stesso alfano e di tutto il vertice del popolo delle libertà, è un governo tecnico che ha il solo compito di curare le questioni economiche dell'italia. Questa l'inimmaginabile motivazione addotta da tutto il popolo delle libertà per impedire che in quella sede si potesse parlare (e possibilmente convenire) di un percorso parlamentare che affrontasse i temi legati alle questioni della giustizia e della governance della rai. Due temi tabù per l'onorevole berlusconi e, quindi, per tutto il suo partito.

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