Gesip di Palermo, a rischio oltre mille e 500 posti di lavoro

IL COMUNE NON HA I SOLDI PER RETRIBUIRE I DIPENDENTI. E TRA UN PO’ LA QUESTIONE SI PORRA’ PER I PRECARI DI TUTTI GLI ALTRI ENTI LOCALI DELLA SICILIA

Due anni fa abbiamo iniziato una campagna per avvertire tutti i precari della Sicilia – quelli che prestano servizio nei Comuni, nelle Province, negli uffici della Regione e via continuando con enti e società riconducibili alla pubblica amministrazione della nostra Isola – di coalizzarsi per chiedere allo Stato e all’Unione europea l’istituzione di un salario minimo garantito per tutti. Ci hanno presi per matti. Oggi, però, i fatti ci stanno dando ragione, se è vero che sono a rischio i lavoratori della Gesip di Palermo e, in generale, i circa 24 mila precari che operano presso i Comuni siciliani.

Quanto scrivevamo due anni fa si sta avverando. Sulla Gesip che la situazione sia critica non lo diciamo noi: lo dice a chiare lettere, in un comunicato ufficiale Paolo Caracausi, consigliere comunale a Palermo e presidente della Commissione consiliare Attività produttive:

“L’incontro di oggi (ieri per chi legge ndr) tra il Sindaco Leoluca Orlando e i sindacati Gesip non fa altro che confermare i nostri timori: non ci sono ancora soluzioni certe per il futuro di oltre 1.500 lavoratori. Il Comune ha confermato l’impegno di 29 milioni che però non basteranno e come sempre restiamo in attesa di un intervento salvifico del governo: è ora di dire basta, la città e questi dipendenti meritano risposte chiare”.

Siamo a ottobre. E come denunciato non da noi, ma dal vice presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, i Comuni siciliani, da gennaio, in massima parte, pagano i circa 24 mila precari con onerose scoperture di tesoreria. Significa che stanno pagando i precari indebitando i Comuni con le banche.

I precari dei Comuni siciliani pensano che il prossimo anno i Comuni continueranno a indebitarsi per pagarli? A noi tutto questo sembra una follia. Perché già a partire dal prossimo anno, i cittadini siciliani – e ci riferiamo alle famiglie e, soprattutto, alle imprese che ancora sopravvivono – già massacrati dal un Fisco folle, saranno costretti a pagare nuove tasse comunali per pagare i debiti che i Comuni hanno contratto con il sistema bancario per pagare i precari.

In questo scenario torniamo a lanciare la proposta che proponiamo da due anni: convincere Roma e Unione europea a prendere atto della drammaticità della questione sociale siciliana e istituire un salario minimo garantito per tutti i precari della Sicilia.

 

 


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