Gela, don Fausciana è il prete che benedice l’Eni «Come don Sturzo, la fede è fuori dalle parrocchie»

C’è una figura ricorrente nei destini di Gela tracciati dal cane a sei zampe. Ovunque ci sia l‘Eni si può star certi di trovare don Giuseppe Fausciana, responsabile giovanile della diocesi di Macchitella e professore di religione al liceo classico di Gela. L’attivismo del prelato in questo senso s’è fatto via via più intenso. L’Eni inaugura il parco petcoke all’interno dello stabilimento? Don Fausciana c’è, e scatta pure una foto ai giornalisti con l’elmetto. L’Eni regala un campo di calcio da 400mila euro all’indomani di uno sversamento di idrocarburi in mare? Don Fausciana c’è, e questa volta è lui a benedire il terreno di gioco. Il premier Matteo Renzi, alla vigilia del Ferragosto, tenta di indorare la pillola della Green Rafinery ai cittadini gelesi? Don Fausciana c’è, e si regala un selfie con il presidente supergiovane.

Quando l’11 dicembre scorso i vertici dello stabilimento gelese hanno indetto un incontro-dibattito sullo stato di attuazione del protocollo firmato il 6 novembre, anche don Fausciana era tra i presenti. In pochi si sono sorpresi, ormai può dirsi un esperto pure lui. Rappresenta inoltre la comunità di fedeli del quartiere voluto da Enrico Mattei in persona. Almeno per l’Eni e l’amministrazione comunale conta più di Domenico Messinese, presidente del comitato di quartiere democraticamente eletto e messo alla porta nel medesimo incontro. Messinese non vede di buon occhio il presenzialismo del sacerdote. «È un portatore di voti e non di anime» è il suo commento. 

Il prete però va avanti per la sua strada, come dimostra l’organizzazione del Meeting del Mediterraneo: un appuntamento coi vertici Eni per diradare le nebbie che ancora si addensano sul futuro di Gela e dei lavoratori. Il bilancio di don Fausciana è positivo. «Sono soddisfatto per la partecipazione, la presenza dei ragazzi e per l’interesse suscitato nei confronti del sindacato e della politica locale – dice –. Adesso sarà più impegnativo: non soltanto meeting ma itinerari». 

Alle polemiche sull’interventismo cattolico, don Fausciana risponde serenamente. «Si ha un‘idea medievale della fede cristiana, pensando che sia una fede cultuale – spiega ancora -. Invece il prete è impegnato nel territorio, non fa culto. Si pensi al cattolicesimo meridionale, si pensi a don Sturzo che fu sindaco di Caltagirone. O si pensi a don Giussani, a don Milani». Però don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, e don Lorenzo Milani, educatore e fondatore della scuola di Barbiana, non sono proprio la stessa cosa. Don Fausciana sorride e conclude: «Beh, entrambi stavano comunque fuori dalla parrocchia».


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