A Gela è allarme crack e cocaina: «Serve potenziare i servizi per le dipendenze»

Le storie arrivano da ogni angolo della città di Gela, senza differenze di età, di genere o di ceto sociale. Ragazzi poco più che maggiorenni, padri di famiglia, donne, lavoratori. Il crack e la cocaina non guardano in faccia nessuno: circolano con la stessa intensità nei quartieri popolari come nei condomini delle zone residenziali. È un consumo diffuso, normalizzato, che non fa più distinzione tra margini e centro. Eppure, di fronte a un fenomeno così pervasivo, la città – come molte altre in Sicilia – si scopre quasi senza difese. Il Serd (il servizio per le dipendenze) dovrebbe rappresentare il primo presidio di ascolto, accoglienza e cura. Invece, è un avamposto sempre più fragile, indebolito dalla cronica mancanza di personale. Medici e operatori sono andati in pensione, altri lo faranno a breve. Nel frattempo, le liste d’attesa si allungano, le famiglie restano senza risposte, e chi cade nel tunnel della dipendenza rischia di non trovare nessuno pronto a tendere una mano.

«La situazione è gravissima – spiega a MeridioNews l’assessora ai Servizi sociali di Gela Valeria Caci Molti dipendenti sono già andati via, altri se ne andranno nei prossimi mesi. Abbiamo bisogno di un potenziamento immediato del Serd – è il grido d’allarme lanciato dalla componente della giunta della cittadina del Nisseno – perché parliamo di centinaia di famiglie che ogni giorno bussano alla porta dei servizi. Non possiamo lasciarle sole. È per questo che chiediamo con forza all’Asp di intervenire subito». Un allarme che non riguarda soltanto il consumo di droga. In città esiste un altro fronte aperto e altrettanto critico: quello della salute mentale. Ogni giorno i Servizi sociali, in collaborazione con il Centro di salute mentale, si trovano ad affrontare centinaia di casi di disabilità psichica. Ma anche qui le risorse non bastano.

Psicologi e operatori sono troppo pochi, i servizi non riescono a reggere l’urto di una domanda crescente, e soprattutto manca un tassello fondamentale: un reparto di Psichiatria. Per ogni emergenza psichiatrica, per ogni ricovero necessario, le famiglie sono costrette a viaggi estenuanti verso altre città, con disagi che aggravano la già pesante condizione dei pazienti. «Abbiamo bisogno anche di un potenziamento dei servizi psichiatrici – sottolinea ancora Caci parlando al nostro giornale – Non possiamo continuare a gestire casi così complessi senza un reparto dedicato in città. È fondamentale che l’Asp ascolti questo appello – afferma l’assessora – perché la salute dei nostri cittadini non può più aspettare».

Droga, disagio psichico, famiglie lasciate sole, servizi sanitari al collasso. La fotografia che emerge è quella di una città intrappolata in una doppia emergenza: da un lato le dipendenze, dall’altro la psichiatria. Due fronti che si alimentano a vicenda e che hanno un denominatore comune: la fragilità del sistema di assistenza. La richiesta di aiuto, ora, è sul tavolo dell’Asp. E la comunità aspetta. Dopo anni di silenzi e rinvii, la speranza dei cittadini è che, finalmente, dall’allarme si passi all’azione.


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