Foro Italico, ancora polemica sugli alberi tagliati «Troppo rischioso attendere la Soprintendenza»

«Classe d, rischio altissimo, l’albero va tagliato». Questo il responso della società convenzionata con il Comune di Palermo e che si occupa di controllare la stabilità delle alberature cittadine, in particolare quelle storiche e imponenti. Di fronte a un dato del genere pare, secondo l’amministrazione comunale, che non ci sia stata altra alternativa che rimuovere tutto. Così come la Soprintendenza era al corrente di quanto stava per succedere agli alberi del Foro Italico. «Noi, per qualsiasi attività in programma, scriviamo sempre alla Soprintendenza», conferma a MeridioNews Domenico Musacchia, capo area del Verde e della vivibilità urbana. «Per procedere noi ci affidiamo alla società con cui abbiamo questa convenzione – spiega – che per effettuare il controllo utilizza un resistografo, cioè uno strumento che analizza lo stato di salute interno dell’albero».

Di fronte a direttive chiare e inequivocabili da parte della società che ha effettuato i riscontri, compreso il Vta strumentale (Visual Tree Assestment), i tecnici del Comune non hanno molte alternative, secondo Musacchia. «Se non togliete l’albero, noi ci tiriamo fuori da ogni responsabilità», avrebbe detto senza troppi giri la società. «Personalmente sono contrario a togliere alberi e dove posso pianto, piuttosto – continua il Direttore generale – Ne sono una prova i tremila piantati in città negli ultimi mesi. Ma siamo costretti a intervenire quando la società ci dà responsi di alto rischio come accaduto». In caso di temporeggiamenti, infatti, il rischio sarebbe quello di caduta dell’albero su cui non si è intervenuti. «Noi siamo obbligati a procedere – rimarca Musacchia – In ogni caso scriviamo sempre alla Soprintendenza quando si tratta di alberi storici riconosciuti, ma per gli alberi normali non scriviamo. E in caso di un rischio caduta imminente non abbiamo niente da scrivere, in questi casi il tempo che scriviamo l’albero cade e ammazza qualcuno».

Non promettono bene neppure i risultati del Vta strumentale effettuato su alcune alberature cittadine. «Ogni albero ha una sua tabellina, come quelli alla Favorita per esempio, dov’è riportata la tipologia precisa e la categoria di rischio – spiega – Gli alberi tagliati di recente, come quelli in corso Finocchiaro Aprile o in via Duca della Verdura, e già sostituiti, erano malati: di fuori sembravano sanissimi, ma dalle analisi è risultato che dentro erano completamente cavi». La priorità, quindi, non può che essere la tutela dei cittadini, soprattutto alla luce degli incidenti avvenuti alcuni anni fa in città. Tuttavia, la voglia di dialogare con gli abitanti preoccupati dai recenti abbattimenti c’è, almeno a parole: «Non vogliamo tenerli fuori – dice ancora – Sono pienamente d’accordo con le loro richieste e con la sollecitazione della Consulta del verde: se questo tavolo si farà, sarò il primo a partecipare e a dare il mio supporto in qualità di Direttore generale dell’ambiente»

Sì al dialogo, quindi: «Prima riusciamo a instaurarlo, meglio è. Ma ribadisco, quando si ha a che fare con alberature a rischio diciamo che non c’è con chi parlare, si deve procedere e basta, siamo obbligati a comportarci in un certo modo davanti a un’analisi che parla molto chiaro». Il capo area infatti sottolinea a più riprese la logica d’azione adottata dall’amministrazione comunale: si agisce principalmente su alberature a rischio, come i platani e le eritrine, piante storiche voluminose. «Basta un po’ di vento, si spezza un albero e muore un cristiano, non è che una cosa bella. Ho stabilito però con i miei collaboratori che nel momento in cui togliamo un albero, dobbiamo immediatamente ripiantarne un altro per sostituirlo – conclude – Dobbiamo mettere al primo posto la tutela dei cittadini».


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