Formazione/ Inchiesta sullo scandalo di Messina: il Governo decida sul rientro dei lavoratori

IERI UDIENZA PRESSO IL TRIBUNALE DEL RIESAME PER VALUTARE LE RICHIESTE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DELLA CITTA’ DELLO STRETTO

Udienza ieri presso il Tribunale del riesame per valutare la richiesta della Procura di arresto in carcere per alcuni indagati e di arresti domiciliari per altri protagonisti di questa vicenda giudiziaria. Soggetti coinvolti nello scandalo della formazione professionale del Messinese che ha toccato gli enti Aram, Lumen, Ancol.

Prosegue l’inchiesta giudiziaria che ha portato a scoperchiare un sistema clientelare intorno alla gestione di diversi enti di formazione professionale vicini ad esponenti di Pd e Pdl della provincia di Messina.

Nell’articolo pubblicato dal quotidiano www.tempostretto.it si fa il punto della situazione.

Sono state discusse, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame, le posizioni degli indagati dell’operazione “Corsi d’Oro” sulla gestione di alcuni enti di formazione professionale. I giudici hanno valutato le esigenze cautelari su ricorso presentato dalla Procura che ha chiesto l’arresto in carcere per alcuni indagati, mentre per altri ha chiesto gli arresti domiciliari. La decisione nei prossimi giorni.

Tre ore e mezzo di udienza per decidere sulle esigenze cautelari degli indagati della clamorosa inchiesta “Corsi d’oro” che il 17 luglio scorso ha portato all’arresto di numerose persone coinvolte nella gestione di alcuni enti di formazione professionale messinesi.

Si tratta, come già ricordato, di Aram, Lumen e Ancol. I giudici del Riesame sono stati chiamati a decidere ieri sul ricorso presentato dalla Procura in merito alla decisione del Gip Giovanni De Marco di concedere solo i domiciliari e non l’arresto in carcere ad alcuni indagati o addirittura di non emettere alcun provvedimento restrittivo per altri.

Una lunga udienza le cui conclusioni si conosceranno nei prossimi giorni anche se non saranno immediatamente esecutive.

Infatti, se i giudici del Riesame dovessero decidere per il provvedimento di carcerazione o per il riconoscimento dei domiciliari, ciò non accadrebbe perché bisognerebbe attendere la decisione della Cassazione su uno scontato ricorso.

Il 17 luglio erano finiti ai domiciliari Elio Sauta, Graziella Feliciotto, Chiara Schirò, moglie del deputato pidiessino Francantonio Genovese, Concetta Cannavò, Natale Lo Presti, Nicola Bartolone, l’ex assessore comunale del Pdl Carmelo Capone, Natale Capone, Giuseppe Caliri e Daniela D’Urso, moglie del deputato Pdl Giuseppe Buzzanca.

La Procura ha presentato ricorso poiché il Gip ha respinto la richiesta d’arresto avanzata per alcuni degli indagati e cioè Elio Sauta, Natale Lo Presti e Melino Capone. Il Procuratore Aggiunto Ardita e gli altri sostituti non hanno invece presentato appello per Salvatore Natoli per le dichiarazioni rese ai magistrati.

Ieri è stata discussa anche la posizione di alcuni indagati per i quali non erano stati ravvisati dal Gip De Marco gli estremi per gli arresti domiciliari così come richiesto dalla Procura. Si tratta di Elena Schirò e Salvatore Giuffrè .

Oltre alla vicenda giudiziaria che ha portato alla revoca dell’accreditamento ai citati enti formativi, resta in piedi l’aspetto sociale. Centinaia di lavoratori di Aram, Ancol e Lumen, attendono di conoscere gli sviluppi sul futuro lavorativo. Il Governo regionale più volte ha rassicurato gli interessati anche se non ha ancora assunto alcuna decisione in merito al loro rientro lavorativo.

Ci chiediamo: il Governo regionale come intenderà gestire le ore formative e le risorse sottratte ai citati enti per via dell’inchiesta giudiziaria? Il personale andrà al Ciapi di Priolo?


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