Il decreto è stato firmato e i numeri messi nero su bianco: 4 milioni di euro destinati a 70 Comuni siciliani che possono fregiarsi del marchio Unesco o che rientrano nel perimetro dei geoparchi. Sembrerebbe, a una prima lettura, una boccata d’ossigeno per la cultura e il turismo siciliano, specie per i borghi che combattono […]
Dalla Regione 4 milioni per i Comuni Unesco: i micro fondi che rischiano di disperdersi
Il decreto è stato firmato e i numeri messi nero su bianco: 4 milioni di euro destinati a 70 Comuni siciliani che possono fregiarsi del marchio Unesco o che rientrano nel perimetro dei geoparchi. Sembrerebbe, a una prima lettura, una boccata d’ossigeno per la cultura e il turismo siciliano, specie per i borghi che combattono contro lo spopolamento. Ma, scavando sotto la superficie del comunicato ufficiale dell’assessorato alle Autonomie Locali, emerge una realtà più complessa. Che solleva interrogativi cruciali sulla spesa pubblica in Sicilia.
La geografia della distribuzione: dai giganti ai piccoli borghi
La ripartizione premia le aree metropolitane con tetti massimi di 250mila euro, assegnati a Palermo e Catania, i due motori urbani dell’isola. La fetta più corposa dei fondi, tuttavia, si frantuma in un mosaico di micro-somme destinate ai piccoli centri. Mettendo in dubbio la capacità di impatto del fondo stesso. In un contesto in cui molti dei Comuni beneficiari sono in dissesto o predissesto finanziario, il rischio è che queste risorse non vengano utilizzate per valorizzare il patrimonio Unesco. Ma per tappare i buchi della spesa corrente o cercare consenso.
Dalla spesa corrente ai micro-eventi estivi
Per i Comuni con i conti in bilico tra rosso e nero, fondi dai 30 ai 50mila euro – assegnati a gran parte dei Comuni di medie dimensioni – sono un’iniezione di liquidità che, spesso, finisce risucchiata dal pagamento di debiti pregressi, utenze comunali o contratti di servizio. Questo è il bando silenzioso: un finanziamento che, anziché essere un volano di sviluppo, rischia di trasformarsi in una forma di sostegno alla sopravvivenza amministrativa degli enti. E poi c’è la tentazione di organizzare una rassegna estiva, un concerto o una sagra: modi rapidi per dare visibilità immediata a un’amministrazione comunale e generare consenso. Che, però, non lascia traccia a lungo termine sul tessuto turistico o infrastrutturale del territorio.
Una sfida di trasparenza
Ora si impone una verifica stringente. Sarà necessario incrociare i codici Cup (Codice Unico di Progetto) che verranno associati a questi fondi per capire dove finirà ogni singolo euro. Tra le voci più classiche: interventi di manutenzione straordinaria, comunicazione e marketing territoriale, e spese per il personale e servizi esterni. Se la maggior parte dei fondi dovesse confluire sul terzo punto, il fallimento dello strumento regionale sarebbe evidente. I 70 Comuni coinvolti hanno dunque, adesso, la responsabilità di dimostrare che il marchio Unesco non è solo una targhetta. Ma una risorsa da gestire con rigore contabile. E trasparenza.
I Comuni destinatari del fondo per zone
Area Unesco “Val di Noto” e Sicilia Sud-Orientale: Ragusa, Modica, Scicli, Noto, Palazzolo Acreide, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Siracusa, Sortino, Ferla, Buccheri, Cassaro, Palazzolo, Vizzini.
Area “Arabo-Normanna” e Palermo: Palermo, Monreale, Cefalù.
Geoparchi e Madonie/Nebrodi: Petralia Sottana, Petralia Soprana, Castelbuono, Polizzi Generosa, Geraci Siculo, San Mauro Castelverde, Isnello, Castellana Sicula, Bompietro, Blufi, Alimena, Scillato.
Area Etna e dintorni: Catania, Nicolosi, Zafferana Etnea, Belpasso, Adrano, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Mascali, Milo, Pedara, Piedimonte Etneo, Randazzo, Sant’Alfio, Trecastagni, Viagrande.
Valle dei Templi e Centro Sicilia: Agrigento, Favara, Realmonte, Porto Empedocle, Raffadali, Grotte, Aragona, Sant’Angelo Muxaro.
Altri siti ed entroterra: Comuni dell’area delle Ville del ‘700, siti archeologici minori e comuni rientranti nei percorsi del Patrimonio Immateriale.