Floridia, 16enne trovato suicida in casa Forse non accettato perché omosessuale

«Sono come un claustrofobico su un sottomarino che affonda. Ecco come va, grazie per averlo chiesto. Ma non lo dissi mai. Io non chiedo aiuto». Sono le ultime parole – tratte dal romanzo di Stephen King, Mucchio d’ossa – di A.R., il 16enne di Floridia, nel Siracusano, che ieri si è tolto la vita impiccandosi all’interno dell’abitazione della madre. Stando alle prime ricostruzioni, tra le cause che avrebbero indotto il ragazzo al suicidio potrebbero esserci le difficoltà nell’accettare la sua omosessualità da parte di persone a lui vicine. 

Sull’accaduto indagano i carabinieri della compagnia di Siracusa, che in queste ore starebbero esaminando il diario del sedicenne nell’intento di trovare possibili spunti che possano aiutare a ricostruire le motivazioni all’origine del gesto. A commentare la tragedia, intanto, è Arcigay Siracusa: «Siamo ancora nel campo delle ipotesi ed è per questo che bisogna rimanere cauti prima di lanciare accuse specifiche – commenta Armando Caravini -. Quel che è certo è che se dalle indagini dovesse emergere che la causa scatenante va ricercata nell’omofobia si tratterebbe dell’ennesimo fallimento della società civile». 

Stando ad Arcigay, a differenza di altri casi, i problemi del giovane non andrebbero ricercati a scuola: «Abbiamo parlato con diversi ragazzi che lo conoscevano – continua Caravini – e non ci è stato segnalato alcun episodio di bullismo o omofobia. Era accettato e con gli amici viveva la sua omosessualità serenamente». A confermare il clima disteso vissuto a scuola è anche la dirigente dell’istituto di Siracusa frequentato dal ragazzo: «Era nella nostra scuola soltanto da dieci giorni – racconta la preside – perché pur avendo sedici anni, frequentava il primo anno. Tuttavia sin da subito è apparso integrato con i compagni di scuola e gli insegnanti, il ragazzo conosceva infatti già tanti dei compagni perché provenienti dalla stessa città. Nel nostro istituto non ci sono mai stati episodi di omofobia e peraltro».

Nell’associazione il tragico evento rafforza ancor di più l’esigenza di introdurre nelle scuole percorsi di sensibilizzazione nei confronti di temi legati alla diversità: «Come Arcigay abbiamo un progetto denominato Scuola Arcobaleno che presentiamo affinché negli istituti si creino le condizioni per evitare la nascita di fenomeni di omofobia – spiega Caravini -, purtroppo però, nonostante si tratti di un progetto totalmente autofinanziato dall’associazione, non sono poche le resistenze che troviamo, specialmente tra insegnanti e genitori». 


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