Fiat Termini Imerese: più dubbi che certezze I sindacati: «La partita è ancora aperta»

Poco più di un mese. Dopo di che per i dipendenti dell’ex Fiat di Termini Imerese, nel palermitano, non ci sarà più neanche la cassa integrazione. E, anche oggi, dopo l’ennesima riunione al Ministero dello Sviluppo Economico, non si vede luce in fondo al tunnel. Permangono, infatti, i dubbi sulla solidarietà finanziaria della Grifa, la società che dovrebbe rilevare lo stabilimeno. 

«I nuovi investitori sono un punto interrogativo» ha detto appena qualche giorno fa Roberto Mastrosimone, segretario Fiom Sicilia. Mentre oggi il Movimento 5 Stelle è tornato a parlare di una «scatola vuota».

«E’ di ieri la notizia – dice Riccardo Nuti, il deputato palermitano alla Camera che sta seguendo da vicino l’operazione – che una delle persone indicate tra i componenti del consiglio di amministrazione della società non avrebbe avuto contatti in tal senso, mentre il Banco brasiliano Brj sarebbe pronto a sfilarsi dall’operazione. E questi non sono che gli ennesimi buchi neri di un progetto che fa acqua da tutte la parti e in cui di chiaro non c’è nulla. Domani all’Ars l’assessore alle Attività produttive, Linda Vancheri, dovrà darci parecchie spiegazioni. Le ricordiamo che in ballo, oltre che alle aspettative degli operai, ci sono parecchi soldi pubblici».

Come detto, neanche la riunione di oggi, ha messo la parola fine ad una vicenda che si trascina dal 2011, anno in cui il Lingotto abbandona Termini Imerese. Come si deduce dalle dichiarazioni dei sindacati:

«Si sono svolti nella giornata di oggi, nella sede del ministero dello Sviluppo economico, gli incontri per ottenere le garanzie industriali e occupazionali per i lavoratori degli stabilimenti Fiat e Pcma Magneti Marelli di Termini Imerese insieme a tutto l’indotto – afferma in una nota Michele De Palma, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del settore automotive -In mattinata, unitamente alle altre organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, abbiamo partecipato al tavolo coordinato dal Mise, con il management della societa’ Grifa. La direzione aziendale ha spiegato intenzioni e tempistica del processo di acquisizione – prosegue -, ma ad oggi possiamo affermare che per la Fiom mancano ancora i presupposti fattivi utili al trasferimento di ramo d’azienda dalla Fiat alla Grifa. Il presupposto del trasferimento e’ la solidita’ proprietaria e finanziaria della societa’ cedente certificate da Invitalia e dal Mise. Che ancora non c’è. La partita quindi resta aperta

La Fiom ha ribadito che senza questo presupposto non ci può  essere trasferimento: «Alla societa’ Grifa abbiamo fatto presente che le notizie di stampa, ove non smentite, nuociono al futuro industriale e produttivo e minano i presupposti per il raggiungimento di un accordo definitivo di reindustrializzazione dell’area. Inoltre, abbiamo posto l’attenzione sull’accordo di programma, di cui ad oggi non abbiamo riscontri dalla Regione Sicilia, utile alla ricollocazione di tutti i lavoratori, compresi quelli dell’indotto». 

Dubbi anche dalla Uil: «Oggi al ministero dello Sviluppo Economico, Fiat ha dichiarato la propria disponibilità a concordare una mobilità volontaria incentivata con cui affiancare ed agevolare il processo di reindustrializzazione del sito di Termini Imerese. Resta da definire, però, il numero dei lavoratori interessati e l’ammontare degli incentivi-  dice Vincenzo Comella, segretario della Uil di Palermo a seguito dell’incontro a Roma, che precisa: 

«Grifa ha una priorità, quella di chiudere positivamente le operazioni di consolidamento finanziario. Bisogna che il progetto si concretizzi sul serio e dia un futuro certo ai lavoratori. Dobbiamo fare di tutto per non lasciarci sfuggire questa importante occasione che garantirebbe occupazionale e sviluppo produttivo».

Il prossimo incontro è previsto il 24 Novembre. E Gianluca Ficco, segretario della Uilm Nazionale aggiunge: «La risposta sindacale è stata chiara. Occorre prima concludere le operazioni finanziarie di Grifa in modo da fugare qualsiasi tipo di dubbio. Solo dopo si potrà cercare un’intesa sui trattamenti da riconoscere ai lavoratori e rispettare le loro professionalità».


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