Spaccio a chilometro zero: il fenomeno delle crack room in alcuni quartieri di Catania

Un fenomeno che a Catania sta assumendo i contorni di una vera emergenza sociale. Appartamenti fatiscenti, garage e persino cantine trasformati in luoghi di consumo e spaccio, dove giovanissimi e tossicodipendenti si assembrano per fumare crack, pagando pochi euro per una dose. Sono le cosiddette crack room. Le ultime scoperte dalle forze dell’ordine erano state allestite nei quartieri San Berillo, San Cristoforo e nel rione popolare Librino, nella periferia sud del capoluogo etneo. «All’interno domina il degrado – racconta un investigatore a MeridioNews – vecchi divani sfondati o materassi luridi poggiati a terra diventano giacigli per chi consuma, tavolini di fortuna ricavati da cassette della frutta o assi di legno sorrette da mattoni servono come piani d’appoggio. Le pareti sono annerite dal fumo e macchiate di umidità». Realtà a quanto pare sempre più comuni che intrecciano degrado urbano, povertà estrema e la mano delle organizzazioni criminali che gestiscono il business della droga. A Catania, non è un mistero, ci sono decine di piazze di spaccio a fronte di una richiesta di stupefacenti che non sembra incontrare battute d’arresto.

Le forze dell’ordine, pur intensificando i controlli, si trovano davanti a un fenomeno carsico: chiuse alcune stanze della droga, ne riaprono altre nel giro di poche ore e, come già accaduto, i cancelli riaprono anche all’interno degli stessi immobili finiti sotto sequestro durante i blitz. «In passato, con la cocaina, c’erano degli spazi nelle immediate vicinanze dei luoghi di spaccio in cui gli assuntori potevano farsi. Adesso, con il crack, assistiamo a questo fenomeno delle crack house, una sorta di spaccio a chilometro zero» racconta Pino Fusari, responsabile della comunità terapeutica Sentiero Speranza dell’associazione Cenacolo Cristo Re di Biancavilla, nel Catanese. La diffusione delle cosiddette stanze dello sballo è ormai realtà in più aree della città. «A Catania si trovano in diverse zone – spiega – dalla stazione centrale all’area di via Plebiscito e via della Concordia. Solitamente si spaccia e, magari di fronte, c’è una stanza adibita alla consumazione dello stupefacente. Così si crea meno movimento». Il meccanismo, sottolinea Fusari, è studiato nei dettagli per eludere i controlli. «In alcune crack house gli spacciatori si posizionano all’ultimo piano mentre gli assuntori consumano a piano terra. In questo modo, in caso di blitz, chi vende droga ha il tempo di allontanarsi e scappare».

Lo stupefacente circolante, però, è di pessima qualità. «Parliamo di un crack mischiato con ingredienti sempre diversi e che poco o nulla hanno a che fare con il principio attivo – dice Fusari – con conseguenze che rimandano a dolori fisici e soprattutto muscolari». Molti consumatori rimangono per ore dentro questi appartamenti. «C’è chi riesce a passare lì dentro tutta la notte – conclude – spesso alternando il crack con alcool o addirittura con il gioco d’azzardo online». Secondo l’Agenzia europea per le droghe, la cocaina resta la seconda sostanza illecita più diffusa in Europa dopo la cannabis, con consumi in crescita e residui sempre più rilevati nelle acque reflue urbane. Ancora più preoccupante è la diffusione del crack, che riguarda soprattutto comunità emarginate e che vede un aumento del 35 per cento dei nuovi ingressi in trattamento tra il 2018 e il 2023. Fumare o iniettare cocaina, spesso in combinazione con alcol o oppiacei, espone a gravi rischi sanitari, dai problemi cardiovascolari alle psicosi. Per questo, nei Paesi Ue si studiano nuovi strumenti di riduzione del danno, come kit per un consumo più sicuro – come pipe e filtri – capaci di intercettare un fenomeno in rapida espansione.


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