Il tribunale ha concesso all'ex primo cittadino di Aci Catena la possibilità di espiare il residuo di pena per le mazzette dalla Halley Consulting restando libero. A patto di rispettare una serie di prescrizioni. Udienza rinviata, invece, per il processo su mafia e rifiuti
Ex sindaco Maesano finisce in prova ai servizi sociali «Divieto di stare con pregiudicati e a casa entro le 21»
Per un anno, dieci mesi e 22 giorni Ascenzio Maesano dovrà essere seguito dai servizi sociali. La decisione è stata presa dal tribunale di sorveglianza della Corte di appello di Catania in merito alla parte di pena che l’ex sindaco di Aci Catena deve ancora espiare, dopo la condanna per corruzione per le mazzette prese insieme all’ex funzionario comunale Orazio Barbagallo dall’imprenditore Giovanni Cerami. Una vicenda emersa il 10 ottobre 2016 con l’arresto dei tre e che, dopo la condanna a poco meno di tre anni frutto di un accordo tra accusa e difese, nel caso di Maesano rappresentate dagli avvocati Enzo Mellia e Giuseppe Marletta, si conclude nel modo auspicato dal politico catenoto: evitare di tornare dietro le sbarre.
Su disposizione del giudice Ugo Puglisi, Maesano dovrà attenersi a una serie di prescrizioni, simili a quelle assegnate nei mesi scorsi a Barbagallo, mantenendosi in contatto con l’Ufficio esecuzione penale esterna. L’ex primo cittadino, che ha già provveduto a risarcire delle somme percepite come tangenti le casse del Comune di Aci Catena, non potrà cambiare residenza senza comunicarlo all’assistente sociale né potrà lasciare la provincia di Catania senza esserne autorizzato. Limiti d’orario invece per gli spostamenti: il 60enne non potrà uscire di casa prima delle 7 e dovrà farvi rientrare entro le 21. Divieto, poi, di accompagnarsi a pregiudicati o anche solo sospettate di condotte non consone, «così come di frequentare sale da gioco e spacci di bevande alcoliche», come si legge nell’ordinanza del tribunale.
Quella delle mazzette prese dalla Halley Consulting non è l’unica grana giudiziaria che ha coinvolto Maesano. L’ex assessore alla Provincia resta imputato in altri due processi: la presunta corruzione emersa nell’inchiesta Gorgoni, che ha fatto luce sulle pressioni di chi era interessato all’appalto settennale per la raccolta dei rifiuti, compresi i clan Cappello e Laudani, e il procedimento per voto di scambio prima delle Regionali 2017, la tornata elettorale in cui Maesano, ormai fuori dai giochi per l’arresto dell’autunno precedente, avrebbe contribuito attivamente all’acquisto dei voti da parte del candidato catanese Riccardo Pellegrino.
Per quanto riguarda il processo su mafia e rifiuti, questa mattina a palazzo di giustizia di piazza Verga era prevista un’udienza dedicata all’acquisizione delle richieste di prova da parte dei legali di Maesano. L’appuntamento è stato però rinviato per l’esigenza dei difensori del politico catenoto di acquisire per tempo il verbale dell’ultima udienza. Il nuovo incontro si terrà a fine mese, quando la posizione di Maesano verrà riunita a quelle di tutti gli altri imputati.